Braulio, un futuro oltre Campari: trattative in corso per la cessione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Gruppo Campari, che ha acquisito il controllo del celebre amaro Braulio nel 2014, sta valutando l'ipotesi di cedere il marchio valtellinese insieme ad altri due storici brand italiani, Averna e Zedda Piras. Questa potenziale operazione, la quale rientrerebbe in un più ampio piano di razionalizzazione del portafoglio voluto dall'amministratore delegato Simon Hunt, mira a concentrare le risorse sui marchi considerati di punta, sebbene i tre amari generino collettivamente un fatturato annuo stimato attorno agli 80 milioni di euro. Una cifra che, seppur rappresentante circa il 2,5% del fatturato complessivo del gruppo, sarebbe accompagnata da una redditività giudicata inferiore alla media aziendale, spianando così la strada a una possibile dismissione.

Le reazioni di Piazza Affari e i possibili acquirenti

La notizia, trapelata attraverso le colonne del Corriere della Sera, è stata accolta con favore dagli investitori, i quali hanno premiato l'azione in Borsa con un rialzo significativo. Il titolo Campari, componente del principale listino di Piazza Affari, ha infatti registrato un avanzamento del 2,50%, andando a contrastare la tendenza negativa dell'indice di riferimento e dimostrando una performance relativa particolarmente positiva in un contesto di mercato generale tutt'altro che favorevole. Tra gli operatori si fa il nome di NewPrinces, indicato dalla stampa come uno dei potenziali soggetti interessati all'acquisizione del pacchetto di marchi, sebbene le trattative rimangano in una fase delicata e confidenziale.

Il profilo dei marchi coinvolti

Braulio, la cui produzione è ancora oggi profondamente radicata nelle storiche cantine di Bormio, in Valtellina, vanta una tradizione che affonda le sue radici nel lontano 1875. Averna, altra icona del settore, e il mirto sardo Zedda Piras completano il trio di prodotti la cui eredità storica e il legame con i territori di origine non sono tuttavia bastati a garantirne una posizione centrale nella strategia di crescita del gruppo, la quale sembra ormai orientata verso brand dalla traiettoria globale e dalle performance finanziarie più robuste. La loro eventuale cessione segnerebbe la fine di un capitolo, aprendone al contempo uno nuovo e incerto per dei prodotti che hanno scritto pagine importanti della cultura enogastronomica italiana.

La strategia di razionalizzazione del gruppo

La mossa, che si inserisce in un percorso di ottimizzazione delle risorse, riflette una linea manageriale attenta alla selezione delle priorità d'investimento. Simon Hunt, alla guida dell'azienda, sta perseguendo con determinazione l'obiettivo di focalizzare gli sforzi su quei marchi che presentano le maggiori potenzialità di sviluppo su scala internazionale, un criterio in base al quale Averna, Braulio e Zedda Piras sembrerebbero non rientrare più nei piani a lungo termine. La decisione, se confermata, porterebbe dunque a un rimodellamento del portafoglio, privandolo di alcune sue componenti storiche ma, nelle intenzioni della leadership, rafforzandone la competitività complessiva sui mercati mondiali.

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