Scholz ribadisce: «Nessuna ingerenza esterna nelle elezioni tedesche»
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Redazione Esteri
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Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, durante il suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha preso una posizione netta contro qualsiasi tentativo di interferenza straniera nel processo democratico della Germania. «Non accettiamo che estranei intervengano a influenzare la nostra democrazia», ha dichiarato, rispondendo indirettamente alle affermazioni del vicepresidente statunitense James David Vance, che nei giorni precedenti aveva esortato i partiti tedeschi a collaborare con Alternativa per la Germania (AfD), definendo la libertà di espressione in Europa come «sotto minaccia».
Le parole di Scholz, pronunciate con tono fermo e senza ambiguità, riflettono una crescente tensione tra gli alleati transatlantici, già messi alla prova da divergenze politiche e strategiche. Vance, figura di spicco dell’amministrazione americana, aveva infatti sollevato critiche dirette ai governi europei, accusandoli di reprimere il dissenso e di allontanarsi dai valori democratici. Un attacco che, secondo molti osservatori, rischia di minare ulteriormente i rapporti già fragili tra Washington e Bruxelles.
La reazione di Scholz non è isolata. Anche il presidente francese Emmanuel Macron, pur non citando direttamente Vance, ha risposto con toni decisi, sottolineando l’importanza di un’Europa unita e autonoma. «Prima di pensare a un allargamento, l’Unione Europea deve rafforzarsi», ha affermato, in un chiaro riferimento alle parole del vicepresidente americano, che aveva suggerito una revisione delle priorità strategiche del Vecchio Continente.
Sul palco di Monaco, Vance ha dedicato solo venti secondi al tema della sicurezza, limitandosi a sostenere la possibilità di un «accordo ragionevole» tra Russia e Ucraina. Il resto del suo intervento è stato invece un’elegia sovranista, in cui ha criticato apertamente gli alleati europei, accusandoli di avere paura degli elettori e di limitare la libertà di parola. Un discorso che, secondo il politologo Lorenzo Castellani, rappresenta un vero e proprio «vademecum populista-conservatore», destinato a scuotere le fondamenta della cooperazione transatlantica.
Tra i presenti alla conferenza, Sylvie Goulard, membro del board dell’evento, ha espresso preoccupazione per le parole di Vance, interpretandole come una minaccia implicita al ritiro del supporto americano. «Vance non ha parlato solo di valori in modo astratto», ha osservato, «ma anche di sicurezza, di quella protezione che l’Europa ha sempre dato per scontata e che ora potrebbe venire meno».




