Il caso dossier al Secolo XIX, Bucci si dice parte lesa e incassa la fiducia della maggioranza in Regione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un’intera giornata politica, quella che si è appena consumata tra gli scranni del Consiglio regionale ligure, è stata letteralmente assorbita dalle ripercussioni di una vicenda che mescola informazione, presunte pressioni e istituzioni: la storia dei documenti, definiti da molti come dossier, che lo staff del presidente Marco Bucci avrebbe redatto nei confronti del quotidiano Il Secolo XIX e dei suoi giornalisti. Il governatore, intervenuto in aula per un’informativa, ha scolpito la sua posizione con parole nette, rivendicando per sé e per la giunta che guida lo status di soggetto danneggiato da quella che ha definito un’evocazione di attività oscure e intimidatorie. “Noi siamo la parte lesa”, ha scandito Bucci, allargando il cerchio dei presunti offesi non solo alla propria figura e al suo staff di comunicazione, ma all’intera collettività ligure, quasi a voler cristallizzare l’idea che l’ombra del sospetto gettata sull’istituzione finisca per colpire l’intero territorio.

La narrazione del presidente, tesa a respingere con forza l’idea che possa essersi consumato un abuso di potere o un’attività clandestina ai danni della testata genovese, ha trovato terreno fertile tra i banchi della maggioranza di centrodestra. I gruppi che sostengono l’esecutivo, infatti, si sono compattati attorno al loro leader con un gesto politico dalla chiara valenza simbolica, votando un ordine del giorno, il numero 336, che nelle intenzioni dei firmatari sancisce la fiducia nel prosieguo dell’azione amministrativa. Sedici voti a favore, che rappresentano la compattezza della coalizione, contro i tredici contrari espressi dalle fila dell’opposizione: un risultato che, al di là del valore sostanziale del documento, fotografa una spaccatura e al contempo ribadisce la tenuta del presidente in seno alla sua maggioranza, blindandolo politicamente mentre la bufera mediatica continua a imperversare all’esterno di quell’aula.

L’annuncio di un esposto alla Corte dei conti da parte del Partito Democratico

Se il fronte politico si ricompatta attorno a Bucci, l’opposizione prepara il contrattacco spostando la questione su un terreno che potrebbe rivelarsi scivoloso, quello della gestione delle risorse pubbliche. Il consigliere Davide Natale, che ricopre anche il ruolo di segretario regionale del Partito Democratico, ha infatti rotto gli indugi al termine del dibattito, annunciando che i dem presenteranno un esposto formale alla Corte dei conti. L’angolo visuale che intendono far valere i democratici è quello, per l’appunto, della corretta destinazione dei fondi dell’ente, laddove si accertasse che personale pagato dalla collettività abbia impiegato tempo e strumenti pubblici per redigere quei report finiti al centro delle cronache. Natale ha parlato di un aspetto non meno grave rispetto alla questione della presunta violazione della libertà di stampa, focalizzando l’attenzione sul possibile utilizzo improprio di denaro dei contribuenti per attività che, a suo dire, esulerebbero dalle funzioni istituzionali della comunicazione regionale.

La mossa del Partito Democratico, che porta la vicenda sul piano giuridico-contabile parallelo a quello dell’inchiesta già aperta dalla Procura, aggiunge un ulteriore strato di complessità alla vicenda. Mentre il governatore ribadisce la sua estraneità ai fatti, definendo inesistente l’intera vicenda, e la maggioranza gli rinnova la sua fiducia, l’opposizione cerca di allargare il perimetro dell’indagine, puntando i riflettori su chi, all’interno dell’apparato regionale, possa aver materialmente confezionato quei documenti, con quali tempistiche e, soprattutto, con quali costi a carico delle casse pubbliche. Un fronte, questo, che promette di mantenere alta la tensione politica e giudiziaria nei prossimi giorni.

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