Addio a Catherine O'Hara, il dolore di Hollywood e il ricordo di Macaulay Culkin
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il mondo dello spettacolo è stato scosso dalla notizia della scomparsa di Catherine O’Hara, spentasi a Los Angeles all’età di 71 anni dopo una breve malattia, come confermato dalle principali testate di settore dopo le prime indiscrezioni. L’attrice, canadese di nascita e poi naturalizzata statunitense, lascia un vuoto profondo nell’immaginario collettivo, avendo segnato con il suo talento versatile e la sua comicità intelligente sia il grande schermo che la televisione per decenni. La sua carriera, costellata di successi che spaziano dal cult natalizio “Mamma, ho perso l’aereo” alla serie acclamata dalla critica “Schitt’s Creek”, ne ha fatto un volto familiare e amato, una presenza costante capace di passare con disinvoltura dalla commedia più slapstick a personaggi di straordinaria complessità drammaturgica.
Il legame indissolubile con un figlio di scena
Tra i molti omaggi giunti dalla comunità artistica, spicca per intensità emotiva quello di Macaulay Culkin, che alla O’Hara era legato dal ruolo di figlio cinematografico nella saga di “Mamma, ho perso l’aereo”. L’attore, utilizzando i social network per un addio privato eppure pubblico, ha scritto poche parole cariche di struggente affetto: “Mamma, pensavo avessimo ancora tempo. Ti voglio bene, ci vediamo dopo”. Una dichiarazione, questa, che racchiude in sé non solo il dolore per una perdita personale ma anche la nostalgia per un’epoca e per un sodalizio artistico che ha definito l’infanzia di milioni di spettatori, cementando nell’immaginario il loro rapporto familiare. Quel “ci vediamo dopo”, del resto, sembra riecheggiare la promessa di un ritorno, proprio come accadeva nei film, sebbene la realtà dei fatti appaia, purtroppo, irrevocabilmente diversa.
La costellazione di omaggi da colleghi e compagni di set
Oltre a Culkin, una costellazione di colleghi ha voluto rendere omaggio alla sua memoria, dipingendo il ritratto di un’artista completa e di una persona generosa. Pedro Pascal, suo compagno di set nella serie “The Last of Us”, ha espresso la sua gratitudine e la percezione di un’assenza luminosa, scrivendo: “Eri geniale. Eternamente grato. C’è meno luce nel mio mondo. Questo mondo fortunato che ti ha avuta, ti conserverà per sempre. Sempre”. Anche Dan Levy, co-creatore e protagonista di “Schitt’s Creek” – serie per la quale la O’Hara ha vinto un Emmy come migliore attrice protagonista in una commedia nel 2020 – ha condiviso pubblicamente il proprio cordoglio, sottolineando non solo il suo straordinario contributo professionale ma anche l’impatto umano che ha avuto su tutti coloro che hanno avuto il privilegio di lavorarle accanto. Questi messaggi, nel loro insieme, vanno ben oltre il formale tributo di rito e rivelano il segno profondo lasciato dal suo passaggio, sia nelle produzioni che nelle vite delle persone.
Un’eredità artistica che travalica i generi
La sua eredità, d’altronde, non può essere racchiusa in un solo ruolo o in una sola categoria, avendo lei stessa rifiutato di farsi ingabbiare in definizioni rigide. Dai primi passi con la seconda città di Toronto fino alle collaborazioni con registi come Tim Burton e Christopher Guest, per il quale ha curato anche la sceneggiatura di alcuni film, Catherine O’Hara ha percorso una strada originale, fatta di caratterizzazioni acute e di una comicità mai banale. La sua Kate McCallister, madre disperata e poi eroica, resterà per sempre un’icona del cinema familiare natalizio, mentre Moira Rose, la stravagante matriarca di “Schitt’s Creek”, ha dimostrato come si possa costruire un personaggio tragicomico di rara profondità, amato da un pubblico trasversale. La sua scomparsa, giunta in un momento in cui l’attrice godeva di una rinnovata e meritata popolarità, priva il panorama culturale di una voce unica, il cui lavoro rimane, però, una fonte inesauribile di studio e di piacere per chiunque abbia avuto la fortuna di apprezzarlo.




