L’Unione Europea alla prova di Trump, dopo la bufera Groenlandia si cerca una nuova rotta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Fonti dell’Unione Europea, in vista del vertice informale dei Ventisette convocato per questa sera, hanno sottolineato come la discussione sulle relazioni transatlantiche sia divenuta ancor più rilevante dopo gli sviluppi della vigilia, concentrandosi su cosa sia necessario fare per stabilizzarle in un contesto che, nonostante tutto, viene giudicato più positivo rispetto a ventiquattr’ore prima. “È importante aver visto che, dopo le minacce, i Paesi Ue si siano coordinati rapidamente, in modo tranquillo ma fermo”, hanno spiegato le stesse fonti, le quali hanno aggiunto che un’altra lezione da trarre è la necessità per l’Ue di “accelerare sulla sua autonomia strategica”. Il percorso, del resto, si prospetta lungo e accidentato, poiché dopo un anno di presidenza Trump caratterizzato da tensioni cicliche – sui dazi, sul sostegno all’Ucraina e infine sulla spinosa questione groenlandese – l’Europa si ritrova a navigare in una “nuova normalità” ben diversa da quella che ha conosciuto negli ultimi ottant’anni di alleanza atlantica.

Il vertice dei Ventisette e la riscoperta dell’unità

Proprio dall’esigenza di fare fronte comune prende le mosse il vertice straordinario dei leader europei, convocato per definire un approccio condiviso alla gestione del secondo mandato del presidente americano Donald Trump. La risposta che emerge con forza dai palazzi di Bruxelles, e che verrà ribadita nel corso dell’incontro, risiede in una parola antica ma ritrovata: unità. Il dietrofront statunitense sull’ipotesi di acquisizione della Groenlandia e la sospensione della minaccia daziaria hanno infatti contribuito a rafforzare, in molti, la consapevolezza che la forza negoziale europea si esplica pienamente solo quando i Ventisette parlano con una sola voce, un principio che dovrà essere il cardine di ogni futura trattativa con Washington.

La posizione danese e il nodo della sovranità

La complessità di questo nuovo capitolo delle relazioni transatlantiche è ben esemplificata dalla ferma presa di posizione della Danimarca, la quale, attraverso le parole della sua prima ministra Mette Frederiksen, ha espresso la volontà di perseguire un dialogo costruttivo con gli alleati sulla sicurezza della Groenlandia e dell’intera regione artica, ma ponendo un limite invalicabile: il rispetto della propria integrità territoriale. “Possiamo negoziare tutti gli aspetti politici: sicurezza, investimenti, economia. Ma non possiamo negoziare la nostra sovranità”, ha dichiarato la premier, precisando di essere stata informata del fatto che, in questa occasione, non sia stato così. Una dichiarazione che giunge a seguito dell’annuncio del presidente Trump riguardo a una bozza di accordo sulla Groenlandia discussa con il segretario generale della Nato, e che delinea chiaramente i confini entro i quali qualsiasi futura trattativa dovrà necessariamente muoversi.

La partita geopolitica e la sfida dell’autonomia

Gli eventi degli ultimi giorni, se da un lato hanno scosso le fondamenta della tradizionale alleanza, dall’altro sembrano aver innescato un processo di maturazione politica all’interno delle istituzioni europee, le quali si trovano oggi a dover tradurre in azioni concrete il concetto di autonomia strategica. Si tratta di una sfida multidimensionale, che investe non solo la capacità di difesa comune ma anche la politica industriale, la resilienza delle catene di approvvigionamento e la proiezione di influenza nel vicinato e a livello globale. La “nuova normalità”, pertanto, non è soltanto un dato di fatto da accettare ma un campo di prova per la credibilità e la coesione dell’intero progetto europeo, chiamato a dimostrare di poter essere un attore autonomo in uno scacchiere internazionale dove gli equilibri, come dimostrato, possono mutare con sorprendente rapidità.

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