Lancia Gamma, mezzo secolo di storia e un ritorno che si fa attendere tra motori boxer e suv-coupé di lusso

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’era una volta, ed è una storia che torna d’attualità in questi giorni di celebrazioni, una vettura destinata a segnare in modo indelebile il linguaggio stilistico del marchio torinese. Ricorrono infatti i cinquant’anni dalla presentazione della Lancia Gamma, avvenuta nel marzo del 1976 al Salone Internazionale di Ginevra, un anniversario che Stellantis Heritage ha voluto ricordare ripercorrendo le tappe di un modello che, sebbene non abbia conosciuto un immediato trionfo commerciale, con i suoi circa 22.000 esemplari prodotti fino al 1984 ha gettato le basi per un’estetica e una concezione dell’abitacolo destinata a influenzare le generazioni future. La Gamma, in quel 1976, si presentò al pubblico in una doppia veste – la berlina due volumi a coda tronca, audace nella sua silhouette, e la più filante coupé disegnata da Pininfarina su progetto di Aldo Brovarone – incarnando alla perfezione i valori di innovazione tecnica e raffinatezza che da sempre contraddistinguono la casa automobilistica italiana. Sotto il cofano, per alimentare quella che doveva essere la nuova ammiraglia di rappresentanza, i tecnici optarono per una soluzione sofisticata e di rottura: un motore boxer a quattro cilindri contrapposti, realizzato con largo impiego di alluminio per contenerne il peso, che nella cilindrata maggiore da 2,5 litri erogava 140 CV, affiancato da una versione da 1.999 cc pensata per aggirare le penalizzanti normative fiscali italiane dell’epoca.

Oggi, a distanza di mezzo secolo esatto da quell’esordio, il nome Gamma è pronto a tornare sugli stessi listini, sebbene le forme e la sostanza tecnica della vettura appaiano profondamente mutate, adattandosi ai dettami di un mercato che non perdona e che guarda con insistenza alle motorizzazioni elettrificate. La nuova Lancia Gamma, la cui produzione è stata affidata allo stabilimento Stellantis di Melfi, si appresta a diventare il secondo pilastro del rilancio del marchio dopo il lancio della nuova Ypsilon, avvenuto nel 2024. La futura ammiraglia, che andrà a collocarsi nel competitivo Segmento D, abbandonerà le volumetrie classiche della berlina per abbracciare la moda contemporanea delle cosiddette suv-coupé, una carrozzeria fastback dalle linee filanti e leggermente rialzate che si ispira al linguaggio stilistico della concept Pu+Ra HPE, fondendo alcuni richiami al passato con un’estetica proiettata in avanti.

Dall’architettura meccanica alle indiscrezioni sul debutto primaverile

La piattaforma scelta per sostenere questa nuova interpretazione del lusso sportivo è la moderna STLA Medium, architettura multi-energy concepita per ospitare sia propulsori termici ibridizzati che gruppi motopropulsori completamente elettrici, condividendo così la base tecnica con altri modelli del gruppo come alcune declinazioni di Jeep e DS. Se da un lato è ormai assodato che la Lancia Gamma offrirà motorizzazioni ibride – probabilmente il tre cilindri 1.2 turbo con tecnologia mild hybrid per le versioni d’accesso e un 1.6 plug-in per chi cerca maggiore efficienza in elettrico – e varianti a batteria con autonomie che per la long range potrebbero toccare i 700 chilometri, dall’altro lato le cronologie del debutto sembrano essersi improvvisamente accelerate. Mentre le prime pianificazioni indicavano la seconda metà del 2026 come finestra per la presentazione, alcune fonti stampa specializzata, tra cui il sito francese Auto-moto.com, ipotizzano che il velo potrebbe essere sollevato molto prima, forse già nel mese di aprile, se non altro per svelare le prime immagini ufficiali e anticipare l’arrivo di un modello che segnerà il ritorno del marchio nel segmento delle vetture di alta gamma.

L’eredità di un’icona degli anni Settanta tra innovazione e design

Osservando il percorso che ha portato alla genesi della Gamma originale, non si può fare a meno di notare come, anche allora, l’obiettivo fosse quello di tracciare una rotta autonoma rispetto alla concorrenza. Nata in un periodo di profonda trasformazione per la casa torinese, reduce dall’ingresso nel gruppo Fiat e desiderosa di riempire il vuoto lasciato dalla Flaminia, la Gamma rappresentò una scommessa coraggiosa, come testimoniano le scelte progettuali che portarono all’adozione di un inedito quattro cilindri boxer e alla cura maniacale per l’aerodinamica, con la berlina capace di vantare un coefficiente di penetrazione Cx di 0,37, valore notevole per l’epoca. La coupé, con il suo abitacolo definito un vero e proprio “salotto viaggiante” – un concetto che oggi definiremmo “living” – esprimeva al massimo grado la volontà di creare uno spazio accogliente e luminoso, grazie anche alle ampie superfici vetrate, impreziosito da materiali pregiati che nella seconda serie del 1980 arrivarono a includere tessuti firmati Ermenegildo Zegna e l’introduzione dell’iniezione elettronica. Fu proprio la versione a due porte, firmata da Pininfarina con il contributo decisivo di Aldo Brovarone, a consegnare alla storia l’immagine più elegante della Gamma, nonostante il suo arrivo nelle concessionarie slittasse di oltre un anno rispetto alla berlina.

L’assemblaggio a Melfi e la strategia per un posizionamento premium

La scelta di produrre la nuova Lancia Gamma nello stabilimento lucano di Melfi, un sito che tra il 1995 e il 2003 aveva già visto l’assemblaggio della seconda generazione della Ypsilon, non è certo casuale e rientra in un disegno industriale preciso volto a valorizzare le eccellenze produttive italiane all’interno del perimetro Stellantis. L’impianto, attualmente dedicato alla produzione di modelli come la Jeep Compass, è stato selezionato per la sua capacità di coniugare l’artigianalità tipica del made in Italy con processi altamente automatizzati, fattori ritenuti indispensabili per garantire alla nuova ammiraglia quel posizionamento premium che il piano di rilancio del marchio si è prefissato. Mentre l’attesa per scoprire le forme definitive di questo SUV coupé si fa sempre più spasmodica, complice anche il cinquantesimo anniversario che quest’anno avvolge il nome Gamma in un’aura di nostalgia e rivalutazione storica, il quartier generale torinese continua a mantenere un riserbo piuttosto fitto, alimentando le speculazioni di appassionati e addetti ai lavori che ne seguono ogni minima evoluzione, dall’architettura tecnica fino alle indiscrezioni sulle varianti HF che potrebbero ereditare la sportività del passato in chiave elettrica.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.