Addio a Federico Grassi, attore di Gassman e Fo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il teatro italiano perde una delle sue figure più discrete e solide, un attore che, formatosi alla scuola dei grandi, ha dedicato l’intera esistenza alla scena. Federico Grassi si è spento sabato 27 settembre, a sessantasette anni, lasciando un vuoto in quel mondo che aveva scelto non solo come professione ma come ragione di vita. La sua scomparsa interrompe un percorso artistico durato quattro decenni, caratterizzato da una rara coerenza e da un profondo rispetto per il mestiere dell’attore.

Una formazione d'eccellenza con Vittorio Gassman

La sua formazione, avvenuta nella celebre Bottega teatrale di Vittorio Gassman, si rivelò decisiva, imprimendo alla sua carriera un rigore e una versatilità che divennero il suo tratto distintivo. Esordì nel 1983 a Verona, calcando le assi del palco in un memorabile “Macbeth” accanto allo stesso Gassman e ad Anna Maria Guarnieri, un inizio prestigioso che preannunciava le successive collaborazioni. Ebbe infatti l’opportunità, non comune, di lavorare al fianco di pilastri della drammaturgia nazionale come Dario Fo e Franca Rame, oltre che con Giorgio Strehler, e di condividere la scena con interpreti del calibro di Gianni Agus, Turi Ferro e Gabriele Ferzetti, esperienze che forgiarono il suo stile misurato e intenso.

L'impegno nella direzione artistica a Vercelli e Busto Arsizio

Oltre all’impegno come attore, Grassi profuse energie e competenza nella direzione artistica, assumendo un ruolo fondamentale per la vita culturale di due città a lui care. Dal 2006 al 2010 ricoprì l’incarico di direttore artistico dell’Officina Teatrale degli Anacoleti, la compagnia stabile di Vercelli alla cui fondazione aveva attivamente contribuito, un periodo durante il quale firmò numerose regie, da “L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello all’“Edipo re” di Sofocle. Più recentemente, dal 2022, aveva assunto la direzione artistica della prosa e delle Giornate Pirandelliane presso il Teatro Sociale di Busto Arsizio, la sua città natale alla quale era rimasto sempre profondamente legato.

L'eredità di un artista completo

La sua eredità, al di là dei molti ruoli interpretati, risiede in questo doppio binario di interprete e di guida artistica, un impegno totale che lo ha visto crescere dalle trincee dei teatri per approdare alla responsabilità di curarne i progetti. Un artista completo, dunque, che ha saputo coniugare la disciplina appresa dai maestri di un tempo con una visione moderna della gestione dello spettacolo dal vivo, lasciando un’impronta significativa in quelle realtà, come Vercelli e Busto Arsizio, che hanno beneficiato del suo instancabile lavoro.

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