Castelvetro di Modena entra nel prestigioso club dei borghi più belli
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Redazione Interno
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L’annuncio, giunto ieri direttamente dal sindaco Federico Poppi, ha sancito l’ingresso ufficiale di Castelvetro di Modena nell’esclusiva associazione de “I Borghi più belli d’Italia”, che ora conta 382 membri. Un riconoscimento atteso, quello del piccolo comune modenese, che va ad aggiungersi al Titolo di “Bandiera Arancione” conferitogli dal Touring Club italiano e che premia, secondo i dettati dell’ente nato nel 2002, proprio quelle realtà capaci di preservare il proprio patrimonio grazie anche a una posizione periferica. L’ammissione, del resto, non è affatto scontata e passa attraverso il superamento di ben settantadue parametri stringenti, i quali valutano minuziosamente l’eredità artistica e storica, la qualità del paesaggio e l’impegno concreto nella tutela ambientale e nella promozione turistica.
I nuovi ingressi e il caso di Collescipoli
Oltre a Castelvetro, sono altri quattro i centri che hanno ottenuto lo status di soci ordinari per il 2025: si tratta di Limone sul Garda, Cusano Mutri, Rivello e Pieve di Teco, quest’ultimo nell’Alta Valle Arroscia, dove l’attesa per la cerimonia ufficiale di consegna del vessillo si intreccia già con i preparativi per la festa patronale di San Sebastiano. A questi si affiancano, con la qualifica temporanea di “ospiti” per un biennio, il Borgo del Piazzo a Biella e il Borgo Vecchio di Termoli. Mentre si festeggiano le nuove adesioni, altrove la mancata inclusione genera polemiche aspre, come nel caso di Collescipoli, dove un acceso botta e risposta politico ha fatto seguito all’esclusione dalla lista, trasformando un riconoscimento turistico in un vero e proprio caso amministrativo.
Il valore di un riconoscimento e i parametri di valutazione
L’associazione, nel selezionare i borghi, non si limita a giudicare la semplice estetica delle pietre, per quanto antiche e ben conservate possano essere. I suoi criteri, articolati e numerosi, esigono una visione organica dello sviluppo, dove la bellezza architettonica deve necessariamente accompagnarsi a una vivace proposta culturale e a una gestione attenta del territorio, elementi che, insieme, definiscono l’autentica attrattiva di un luogo. Si tratta di un percorso rigoroso, che molti iniziano e pochi completano, e che implica un costante lavoro di manutenzione, valorizzazione e proposta, condotto spesso con risorse limitate ma con una dedizione che finisce per diventare essa stessa parte integrante del carattere del borgo.
Oltre l’etichetta: la sfida della conservazione attiva
Ottenere il titolo, dunque, non rappresenta un punto di arrivo, bensì l’inizio di una fase ancor più impegnativa, nella quale la visibilità accresciuta porta con sé nuovi visitatori e, di conseguenza, la responsabilità di gestire un flusso turistico che non deve minare l’equilibrio precario e prezioso che si intende proteggere. È una sfida complessa, che richiede alle amministrazioni locali di bilanciare l’apertura con la preservazione, l’innovazione con la tradizione, in un contesto nazionale dove la concorrenza fra piccoli centri è forte e dove il riconoscimento formale serve anche come leva per accedere a fondi e risorse dedicate. La storia di questi luoghi, del resto, non è scritta solo nei palazzi e nelle chiese, ma continua ogni giorno nelle scelte di chi li abita e li amministra.




