Guerra ucraina: per la prima volta un drone colpisce una petroliera russa nel Mediterraneo
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Redazione Esteri
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Per la prima volta dall'inizio dell'invasione, un attacco coordinato dai servizi di sicurezza ucraini ha centrato un bersaglio marittimo russo nel cuore del Mediterraneo, a oltre duemila chilometri dalle coste del Mar Nero. L'operazione, confermata da fonti di intelligence di Kiev all'agenzia Reuters, ha visto come obiettivo la petroliera Qendil, una delle unità principali di quella flotta ombra che, aggirando sistematicamente le sanzioni occidentali, garantisce a Mosca introiti costanti dall'esportazione di greggio. L'azione, condotta mediante l'impiego di droni aerei, si è svolta in acque internazionali al largo delle coste italiane, segnando un inedito e significativo allungamento del raggio operativo delle forze ucraine, le quali fino ad ora non avevano mai portato un attacco così distante dal teatro di guerra principale.
L'attacco alla flotta ombra e i danni strutturali
La scelta del bersaglio non è casuale, poiché colpisce direttamente una delle arterie finanziarie che sostengono lo sforzo bellico del Cremlino. La Qendil, battente bandiera di comodo, al momento dell'attacco – come sottolineato dalle stesse fonti ucraine – navigava senza carico, circostanza che, evitando una catastrofe ambientale, ha permesso di concentrare l'offensiva esclusivamente sulla neutralizzazione dello strumento logistico. I danni riportati dalla nave, come mostrato anche da un video diffuso dai servizi, sono stati di natura tale da comprometterne l'operatività, rendendola di fatto inutilizzabile senza, tuttavia, causare fuoriuscite di idrocarburi. Si tratta di un'azione che, al di là del danno materiale immediato, mira a infliggere un colpo psicologico e a dimostrare la vulnerabilità della rete di supporto marittima russa, persino in acque tradizionalmente considerate al di fuori della portata del conflitto.
Il contesto strategico e le dichiarazioni di Putin
Questo episodio si inserisce in un momento di grande tensione sul fronte terrestre, dove il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è al momento al suo secondo mandato e le dinamiche geopolitiche globali sono in costante evoluzione. Proprio in queste ore, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che le sue truppe "avanzano ovunque" lungo la linea del fronte, concentrando in particolare gli sforzi nella regione di Kharkiv. Putin ha specificato che, dopo la presa di Kupyansk, l'obiettivo immediato delle forze russe è quello di consolidare il controllo sulla riva sinistra del fiume Oskol e di conquistare l'insediamento di Kupyansk-Uzlovaya, descritto come un nodo ferroviario strategico, prima di poter procedere con ulteriori spinte verso occidente.
La nuova dimensione del conflitto
L'attacco alla Qendil, pertanto, rappresenta più di un'incursione isolata: segna l'apertura di un nuovo, delicato capitolo nel conflitto, che estende la sua ombra anche sulle rotte commerciali del Mediterraneo. Se da un lato le dichiarazioni di Putin delineano un quadro di pressione costante sul terreno, dall'altro la capacità ucraina di proiettare forza a così grande distanza introduce un elemento di imprevedibilità e di rischio per gli asset russi ben al di là dei confini del Donbass. La guerra, in sostanza, assume una dimensione sempre più asimmetrica e globale, dove le operazioni di intelligence e le offensive mirate contro l’infrastruttura economica nemica diventano strumenti fondamentali per compensare le differenze in termini di potenza convenzionale.




