Pedaggi autostradali in rialzo dal primo gennaio, l’aumento coinvolge anche la Liguria
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Redazione Interno
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Il nuovo anno si aprirà, per gli automobilisti e per gli autotrasportatori, con un aggravio di spesa inevitabile: i pedaggi autostradali, infatti, registreranno un incremento medio dell'1,5 per cento a partire dal primo gennaio 2026. L’adeguamento, stabilito dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti, interessa la gran parte delle concessionarie e si applicherà dunque a buona parte della rete nazionale, compresi i principali tratti liguri, dove un percorso come quello tra Genova Ovest e La Spezia vedrà il suo costo passare dagli attuali 13,10 euro a 13,30. L’unica eccezione di rilievo in regione riguarda l’A12 nel tratto che collega Livorno a Sestri Levante, la quale, in virtù di una situazione contrattuale peculiare, rimarrà esente dall’aumento generale.
La cornice giuridica che ha reso inevitabile il rincaro
La decisione, che il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – guidato da Matteo Salvini – definisce come un esito a cui non è stato possibile opporsi, trae origine da una vicenda giudiziaria articolata. Il governo, nel tentativo di contenere la pressione sui costi di trasporto, aveva infatti tentato di congelare le tariffe in attesa della definizione dei nuovi Piani economico-finanziari delle concessionarie. Tale mossa, però, ha innescato un contenzioso culminato dinanzi alla Corte Costituzionale, la quale ha infine statuito a favore del Consiglio di Stato, il quale sosteneva che il blocco amministrativo ledesse la libertà d’impresa. Pronuncia, questa, che ha di fatto reso obbligatorio per l’Art applicare il meccanismo di adeguamento tariffario all’inflazione, vanificando lo sforzo politico iniziale.
Le proteste degli operatori del settore
La notizia dell’aumento è stata accolta con dure proteste dalle associazioni di categoria rappresentanti gli autotrasportatori, settore già sotto pressione per i rincari dei carburanti e le dinamiche di mercato. In particolare, l’associazione Ruote Libere, che raccoglie molte piccole imprese del comparto, ha espresso una condanna senza riserve, definendo “semplicemente inaccettabile” la posizione del ministero che, a loro avviso, si nasconde dietro le decisioni dell’Autorità e della Corte Costituzionale sostenendo di non avere margini di intervento. Una polemica che evidenzia la frizione tra le esigenze di stabilità dei costi per le imprese e i vincoli giuridico-regolatori che governano il sistema autostradale.
Il contesto infrastrutturale e gli scenari aperti
L’adeguamento, sebbene tecnicamente legato all’indice inflattivo, riaccende il dibattito sulla qualità del servizio offerto e sulla sostenibilità di un sistema che continua a gravare sulle tasche degli utenti. Il caso dell’A12, che rimane fuori dall’aumento, dimostra peraltro come le situazioni contrattuali specifiche possano generare disparità di trattamento all’interno della stessa rete regionale. L’episodio, nel suo complesso, si inserisce in un panorama più ampio di tensioni sul costo della mobilità delle merci e delle persone, un tema che tocca da vicino la competitività del sistema paese e il potere d’acquisto dei cittadini, senza che al momento si intravedano alternative immediate alla struttura tariffaria vigente.




