Melania Trump e il «cavaliere» d’acciaio: l’umanoide che ha fatto il suo ingresso alla Casa Bianca
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Redazione Esteri
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La scena, lo si può dire senza tema di smentita, appartiene a quel genere di accadimenti che solo la Casa Bianca, con la sua capacità di mescolare solennità istituzionale e colpi di teatro, può regalare. L’apertura del vertice Fostering the Future Together, iniziativa globale promossa dalla First Lady per l’accesso dei giovani all’istruzione digitale e all’intelligenza artificiale, ha offerto un’immagine destinata a rimanere negli archivi fotografici della presidenza Trump. Non sono state però le delegazioni internazionali, né i nomi altisonanti delle consorti presenti—da Brigitte Macron a Olena Zelenska—a rubare la scena, quanto piuttosto il singolare accompagnatore di Melania Trump: un automa dalla linea elegante, bianco e grigio, che con passo misurato ha percorso la Cross Hall per raggiungere l’East Room.
Si tratta di Figure 03, l’ultima incarnazione dell’azienda californiana Figure AI, un umanoide che non si è limitato a fare da comparsa ma ha preso la parola, diventando a tutti gli effetti il primo robot a pronunciare un discorso ufficiale tra le mura dell’esecutivo. Lo scenario era volutamente studiato: la First Lady si è fermata a pochi passi dall’ingresso della sala, lasciando che la macchina continuasse il suo cammino sull’ampio tappeto rosso. Di fronte a una platea composta da rappresentanti di oltre quaranta Paesi e da dirigenti delle principali aziende tecnologiche, Figure 03 ha iniziato il suo intervento con un ringraziamento formale all’ospite d’onore, per poi presentarsi e declinare il saluto “benvenuti” in undici lingue diverse, un gesto di cortesia algoritmica pensato per sottolineare la portata globale dell’iniziativa.
L’ingegnere miliardario e la competizione globale con la Cina
A muovere le fila di questa operazione non c’è solo l’estetica futurista che tanto piace all’amministrazione Trump, ma c’è un progetto industriale ben preciso. Il robot è stato sviluppato da Brett Adcock, imprenditore tecnologico il cui patrimonio netto è stimato attorno ai 19 miliardi di dollari, una figura che nelle dinamiche della Silicon Valley rappresenta una delle menti più aggressive nel campo dell’automazione. Adcock, che ha pubblicato sui social network la sua soddisfazione per l’evento, non ha legami politici diretti con la Casa Bianca—le sue donazioni passate sono state indirizzate principalmente a esponenti del Partito Democratico—ma la sua azienda ha raccolto finanziamenti per oltre un miliardo di dollari da colossi come Nvidia, Microsoft e Salesforce.
L’apparizione di Figure 03 assume quindi i contorni di un messaggio inviato all’intero settore, in un momento storico in cui la corsa ai robot umanoidi si fa sempre più serrata. Proprio in queste settimane, Elon Musk, amministratore delegato di Tesla e figura di spicco nell’orbita della nuova amministrazione, aveva ammesso durante una call con gli investitori che gli Stati Uniti devono fare i conti con un ritardo competitivo nei confronti della Cina, definendo il paese asiatico come estremamente avanzato in questo segmento. La presenza scenica di un automa “made in USA” accanto alla First Lady rappresenta dunque una risposta visiva, un tentativo di riaffermare la centralità americana in un settore—quello dell’intelligenza artificiale incarnata—che rischia di essere dominato dai competitor orientali.
Un futuro da “sostituto del lavoro umano”
Dietro la leggerezza della performance pubblica, fatta di gesti meccanici e sintesi vocale, si nasconde una strategia aziendale dalla portata epocale. Brett Adcock ha dichiarato apertamente che l’obiettivo di Figure AI è quello di creare un “sostituto generalizzabile del lavoro umano”. Figure 03, presentato ufficialmente nell’ottobre del 2025, è stato progettato per svolgere mansioni che vanno dalla gestione della biancheria allo smistamento dei pacchi, come dimostrato da un recente video in cui il robot collaborava con il ceo di Salesforce, Marc Benioff, in un magazzino.
Con un costo previsto di circa 24.760 dollari, questo umanoide è posizionato come concorrente diretto del progetto Optimus di Tesla, entrando in una fase di mercato in cui le macchine iniziano a essere vendute non solo per l’industria ma anche per il supporto domestico. L’iniziativa di Melania Trump, dal canto suo, ha spinto la narrazione su un altro fronte, quello dell’educazione, ipotizzando l’arrivo di “educatori umanoidi” che potrebbero rivoluzionare il modo in cui i bambini accedono alla conoscenza, fungendo da tutor personali capaci di alleggerire il carico di lavoro tradizionale.
Le reazioni nella sala e la coreografia del potere tecnologico
L’impatto visivo della performance è stato amplificato dal silenzio quasi surreale che ha accolto il ritorno del robot lungo il tappeto rosso. Figure 03, dopo aver completato il suo giro di saluti, ha lasciato la sala con la stessa lentezza con cui era entrato, mentre i partecipanti al vertice—tra cui spiccavano le First Lady di Israele, Ucraina e Francia—osservavano la scena con un misto di curiosità e attenzione. Melania Trump, rompendo il clima di sospesa formalità, ha scherzato con il suo “ospite”, definendolo il primo umanoide americano a mettere piede nella residenza presidenziale.
Quella che poteva sembrare una trovata pubblicitaria per attirare l’attenzione sui temi del summit si è rivelata, invece, una messa in scena meticolosamente studiata per dimostrare la maturità tecnologica di un settore. La scelta di far pronunciare al robot un messaggio di benvenuto in undici lingue non era solo un esercizio di stile, ma un modo per dimostrare la capacità del sistema di interagire in un contesto diplomatico internazionale. Figure 03, alimentato dal modello di intelligenza artificiale Helix, ha mostrato una fluidità nei movimenti e nella gestualità che lascia intendere come l’interfaccia tra uomo e macchina si stia rapidamente avvicinando a quella soglia di naturalezza che finora era appannaggio esclusivo della fantascienza.




