Unifil, nuovo attacco contro i peacekeeper in Libano
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Redazione Esteri
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Nella notte tra venerdì e sabato, un soldato del contingente Unifil è stato ferito da colpi di arma da fuoco nel quartier generale di Naqoura, nel sud del Libano. Questo episodio rappresenta il terzo attacco in pochi giorni contro le forze di interposizione delle Nazioni Unite, che si trovano in una situazione sempre più critica. Il soldato ferito, di nazionalità indonesiana, è stato colpito durante un'attività militare nelle vicinanze della base.
Le regole di ingaggio per i militari italiani in missione, che variano a seconda del contesto operativo, sono state messe alla prova in numerose occasioni, come in Libano, Kosovo, Niger, Libia e nel Mediterraneo. Queste regole, pur garantendo un certo livello di sicurezza, possono trasformarsi in un cappio letale per i nostri soldati, costretti a rispondere a minacce immediate con mezzi spesso inadeguati.
Nel contesto del conflitto tra Hezbollah e Israele, la situazione si è ulteriormente complicata. Le autorità di Beirut hanno riportato nove morti in due villaggi del sud del Libano a causa di raid dell'Idf, mentre nello stato ebraico sono piovuti decine di razzi di Hezbollah, colpendo anche il centro del paese. Due razzi sono stati intercettati sopra Haifa, causando lievi feriti ad Accri, mentre altri due razzi sparati da Hamas da Gaza sono caduti su Ashkelon, fortunatamente in un'area disabitata.
Giuseppe Cruciani, noto giornalista e conduttore radiofonico, ha espresso opinioni molto forti riguardo all'operato dell'Onu nel conflitto, dichiarando che l'organizzazione non serve a nulla e che dovrebbe essere chiusa.




