Omicidio del capotreno Ambrosio, Jelenic esplode in aula e torna in carcere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Marin Jelenic è stato riportato in carcere dopo aver provocato il caos durante il processo per l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, con insulti, calci e pugni contro i vetri della gabbia per detenuti nell’aula 11 della Corte d’Assise di Bologna. Il presidente della Corte, Pasquale Liccardo, ha disposto l’allontanamento dell’imputato dall’aula dopo la sua reazione durante l’udienza.

La protesta in aula e l’intervento del giudice

Durante la fase del processo, Jelenic ha iniziato a colpire la struttura blindata nella quale si trovava, rivolgendo frasi offensive anche nei confronti della propria avvocata Marialuisa Marcucci. L’imputato ha urlato accuse contro il procedimento definendolo un “processo politico” e sostenendo che fosse condotto in modo “indegno e mafioso”.

La situazione è degenerata fino alla decisione della Corte d’Assise di farlo uscire dall’aula e riportarlo in istituto penitenziario. Il comportamento del 36enne croato, senza fissa dimora, ha interrotto lo svolgimento regolare dell’udienza e ha richiesto un intervento immediato da parte del presidente del collegio giudicante.

Nel corso dell’episodio sono stati riferiti anche momenti di forte tensione con gli operatori presenti in aula. Jelenic avrebbe rivolto insulti e sputato verso un agente, mentre continuava a colpire la gabbia con calci e pugni prima dell’allontanamento disposto dai giudici.

L’accusa per la morte di Alessandro Ambrosio

Jelenic è imputato per la morte di Alessandro Ambrosio, capotreno di 34 anni, ucciso la sera del 5 gennaio scorso nel parcheggio dei dipendenti della ferrovia nella zona della stazione centrale. Ambrosio, che in quel momento era fuori servizio, si stava recando a incontrare un amico nel piazzale Ovest quando è stato colpito alla schiena con un coltello.

Secondo la ricostruzione contestata all’imputato, l’aggressione è avvenuta con un unico fendente che non ha lasciato possibilità di salvezza al ferroviere. Il movente dell’omicidio non è stato chiarito nel corso del dibattimento e rappresenta uno degli elementi al centro del procedimento davanti alla Corte d’Assise.

L’accusa nei confronti di Jelenic riguarda quindi l’uccisione del lavoratore ferroviario, mentre il processo sta affrontando anche gli aspetti legati alla personalità dell’imputato e alle valutazioni degli esperti incaricati dalla magistratura.

La perizia psichiatrica: nessuna patologia rilevata

Nel corso del dibattimento il perito della Corte d’Assise di Bologna, Domenico Berardi, ha illustrato gli esiti dell’esame effettuato su Jelenic. Secondo la valutazione riportata in aula, l’imputato al momento della visita si sarebbe presentato in buone condizioni generali, lucido, orientato e capace di controllare la situazione.

Il perito ha spiegato che non sono state riscontrate psicopatologie né patologie depressive, descrivendo una persona calma e priva di elementi deliranti o allucinatori durante l’esame. La valutazione ha riguardato lo stato psichico osservato durante la visita e non ha modificato il quadro giudiziario relativo all’accusa di omicidio.

Nel dibattimento sono state affrontate anche osservazioni sulla condotta dell’imputato. Gli psichiatri hanno parlato di una possibile “dimensione sadica” riferita alla sua personalità, mentre l’udienza è proseguita tra le tensioni provocate dalla reazione dell’imputato e gli accertamenti previsti dal processo.

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