La Cgil proclama lo sciopero generale, la risposta ironica di Meloni
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Redazione Interno
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Con un annuncio formulato nel corso dell’Assemblea Generale “Democrazia al lavoro”, tenutasi a Firenze e che ha visto la partecipazione di un centinaio di delegati liguri, la Cgil ha ufficialmente proclamato lo sciopero generale per venerdì 12 dicembre, mobilitando, con l’astensione dal lavoro, tutti i settori e tutte le categorie di lavoratori. La decisione, fortemente voluta dal segretario generale Maurizio Landini, che ha lanciato un appello affinché “donne e uomini, lavoratrici e lavoratori” scendano in piazza in quella data, si configura come la risposta sindacale alla legge di Bilancio, giudicata ingiusta e profondamente errata nei suoi contenuti. La confederazione, che contesta un provvedimento ritenuto penalizzante per i dipendenti, i giovani e i pensionati, sostiene come la manovra eviti di affrontare i nodi cruciali del Paese, a cominciare dai settori della sanità e della scuola, temi che avevano già animato la grande partecipazione alla manifestazione di Roma di sabato 25 ottobre.
La replica a stilettate della premier
La scelta del venerdì, tuttavia, non è passata inosservata ed è diventata immediatamente il bersaglio di un intervento sui social da parte della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la quale, con amara ironia, ha posto la domanda: “in quale giorno della settimana cadrà il 12 dicembre?”. Un post, questo, calibrato per riaccendere il dibattito pubblico sul tema dei cosiddetti “weekend lunghi”, una strategia comunicativa che la premier utilizza per contestare le modalità di protesta del sindacato, rimarcando come lo sciopero sia stato indetto in prossimità del fine settimana, con l’intento di massimizzare il disagio e la visibilità dell’iniziativa. La provocazione ha innescato, come prevedibile, un immediato scontro politico, estendendosi ben oltre il confronto diretto con Landini e coinvolgendo a catena l’intero schieramento di opposizione.
Un fronte sindacale non compatto
La mobilitazione del 12 dicembre, però, si annuncia come un’azione che vede la Cgil sostanzialmente isolata sul fronte delle grandi organizzazioni sindacali. Se da un lato, infatti, la Uil ha deciso di non aderire alla protesta, abbandonando di fatto la linea dell’unità d’intenti, dall’altro anche l’Usb si è chiamata fuori, lasciando che Landini procedesse da solo in questa battaglia. Un contesto, questo, che delinea un panorama sindacale frammentato e che potrebbe influire sulla reale portata della partecipazione allo sciopero, nonostante gli sforzi del segretario generale di coinvolgere il più ampio numero di persone.
Le ragioni di una protesta solitaria
Le critiche della Cgil, come ha spiegato il segretario generale della Liguria Maurizio Calà, si concentrano sulla percezione che la manovra fiscale colpisca sistematicamente “i soliti noti”, senza volgere lo sguardo verso altre fonti di gettito, a partire dalla tassazione delle grandi ricchezze e da un impegno più serio e incisivo nella lotta all’evasione fiscale. È questa, in definitiva, la cornice nella quale si inserisce la mobilitazione, un percorso di contestazione che trova nell’assemblea di Firenze un momento di confronto tra le diverse regioni ma che, al contempo, deve fare i conti con un isolamento che rischia di indebolirne la capacità di incidere concretamente sul dibattito politico e sulle scelte del Governo.




