La propaganda dell’odio in rete: perquisito un 15enne che esaltava l’accoltellamento della professoressa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il post, letto e condiviso in un angolo oscuro del web, non lasciava spazio a fraintendimenti: apprezzamento esplicito per il gesto di un ragazzino di tredici anni, quello che pochi giorni prima aveva affondato una lama nella schiena della sua insegnante, in una scuola della Bergamasca. A scriverlo, o quantomeno a diffonderlo con entusiasmo, sarebbe stato un quindicenne residente in provincia di Arezzo, ora finito nel mirino della procura minorile di Firenze. L’accusa, pesante e circostanziata, è di propaganda e istigazione a delinquere “per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa”, con l’aggravante – non secondaria – dell’uso di strumenti informatici. La Digos di Firenze, sulla scia di un monitoraggio della Rete coordinato dall’Antiterrorismo della Polizia di Stato e dall’intelligence interna, ha eseguito un decreto di perquisizione personale, locale e informatica: un’operazione scattata dopo che i messaggi del ragazzo avevano superato la soglia della semplice provocazione, trasformandosi in un vero e proprio incoraggiamento alla violenza mimica.

L’intenzione dichiarata di replicare l’attacco di Trescore Balneario

Ciò che ha reso il caso ancora più urgente agli occhi degli inquirenti, però, non era soltanto l’esaltazione a posteriori del fatto di cronaca. Il quindicenne avrebbe infatti manifestato, sempre attraverso i canali digitali che frequenta assiduamente, la volontà precisa di imitare l’episodio di Trescore Balneario. Un’ammissione – o meglio, una dichiarazione d’intenti – che trasformava il tredicenne già autore dell’accoltellamento (e ora sottoposto a un percorso giudiziario separato) in un modello da replicare. La Digos aretina ha quindi perquisito l’abitazione del ragazzo, sequestrandogli cellulare e altri documenti informatici: un materiale che verora analizzato per verificare non solo la natura dei contatti virtuali del giovane, ma anche l’eventuale presenza di istruzioni, simboli o appartenenze a gruppi suprematisti. L’indagine, infatti, ha già evidenziato un sottobosco ideologico caratterizzato da un forte odio verso le donne, ingrediente tossico che si mescola, nei suoi post, a rivendicazioni di matrice razzista e religiosa.

L’inchiesta della procura minorile di Firenze: il reato informatico e le perquisizioni

Il provvedimento – un decreto di perquisizione firmato dal sostituto procuratore del tribunale per i minorenni di Firenze, Filippo Focardi – ha preso forma dopo giorni di analisi sui profili social del quindicenne. Il reato contestato, la “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa commessa attraverso strumenti informatici”, rientra in quel novero di fattispecie che il legislatore ha via via rafforzato per arginare il dilagare dell’incitamento alla violenza online. Non si tratta, va detto, di un semplice reato d’opinione: il ragazzo non si è limitato a condividere un pensiero, ma ha attivamente esaltato l’aggressione subita dalla professoressa Chiara Mocchi (questa l’unica generalità emersa finora dalla vittima, benché il suo nome non sia l’oggetto centrale del procedimento). A differenza di quanto accade per gli adulti, la giustizia minorile privilegia un approccio che tiene conto della rieducazione, ma l’indagine ha comunque richiesto l’esecuzione immediata della perquisizione per impedire la distruzione di prove digitali.

Monitoraggio della rete e ruolo dell’antiterrorismo

Un aspetto, quest’ultimo, che spiega anche il coinvolgimento dell’Antiterrorismo della Polizia di Stato: un segnale, seppur indiretto, di come certi rigurgiti violenti – anche quando espressi da minorenni – vengano ormai inquadrati in una cornice di sicurezza più ampia, che sorveglia i flussi comunicativi sotterranei del web. La decisione di perquisire il quindicenne non è nata da una segnalazione occasionale, ma da un’attività costante di intelligence interna, che scandaglia forum, chat private e bacheche pubbliche alla ricerca di discorsi d’odio strutturati. Gli inquirenti stanno ora valutando se il ragazzo agisse da “lupo solitario” digitale o fosse inserito in una rete più vasta di coetanei, magari attratti dalle stesse ideologie suprematiste. Per il momento, il sequestro del cellulare e dei documenti informatici rappresenta il primo tassello di un mosaico che potrebbe allargarsi ad altri minori, in un’indagine che incrocia la cronaca nera – l’accoltellamento della professoressa – con le nuove frontiere della propaganda terroristica in miniatura, veicolata da adolescenti davanti a uno schermo.

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