La Rai e il caso Scurati: una questione di censura e comunicazione
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Redazione Interno
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Il caso Scurati ha scosso l'intera Rai. Il monologo dello scrittore Antonio Scurati sul 25 aprile è stato escluso all'ultimo minuto dal programma di Serena Bortone su Rai3. L'amministratore delegato della Rai, Roberto Sergio, ha deciso di rompere il silenzio e dire la sua.
Il punto di vista dell'amministratore delegato
Roberto Sergio, amministratore delegato della Rai, ha espresso il suo punto di vista sul caso. Infuriato, ha parlato con La Stampa dal treno. Solo pochi mesi fa, Sergio era finito al centro delle polemiche per aver fatto leggere un comunicato a Mara Venier, al termine di Domenica In, in contrapposizione alle parole di Ghali su Israele e Palestina.
Il monologo di Scurati e la reazione del pubblico
Nonostante l'assenza di Scurati in studio a “CheSarà”, il suo monologo sul 25 aprile è stato letto integralmente, in apertura di puntata, dalla conduttrice Serena Bortone. Il testo è diventato virale e condiviso perfino da Giorgia Meloni sul suo profilo Facebook, che ha dichiarato: «perché chi è sempre stato ostracizzato e censurato dal servizio pubblico non chiederà mai la censura di nessuno».
Lezioni apprese dal caso Scurati
La cancellazione dell’intervento di Scurati da parte della Rai diventa un formidabile caso di scuola da insegnare in tutte le facoltà di comunicazione, nelle scuole di giornalismo, nelle Academy, nei corsi sulla tv. Alla base, c’è una regola da non dimenticare: una volta che un testo viene censurato c’è il forte rischio che il testo stesso non sia più controllabile e percorra una sua strada imprevedibile. Questo è noto come “Effetto boomerang”.




