Il Nasdaq trattiene il fiato in attesa dei conti Nvidia, mentre Amd strappa un patto da 600 miliardi con Meta
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Redazione Economia
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C’è un’attesa che a Wall Street si taglia con il coltello, e non potrebbe essere altrimenti visto che oggi, a mercati chiusi, è il giorno di Nvidia. Il colosso dei chip pubblica i risultati del quarto trimestre fiscale 2026 e l’intero palcoscenico finanziario, dal Nasdaq ai fondi tematici sull’intelligenza artificiale, sembra reggersi su quelle cifre. Il listino US100, dopo aver testato resistenze chiave nell’area 22.914, si muove con cautela, consapevole che qualsiasi “sbavatura” nel report — per usare un eufemismo — potrebbe trasformarsi in un’ondata di vendite capace di spazzare via l’ottimismo accumulato nelle ultime sedute. E non è un caso che il Titolo Nvidia, da settimane, viaggi lateralmente: assorbe volumi, respira, ma non accelera più. Il mercato, ormai, non si accontenta più della semplice solidità. Pretende una narrazione di crescita continua, e la pretende ora.
Le stime parlano chiaro e raccontano di un trimestre da numeri da capogiro: il consensus Zacks fotografa ricavi per 65,56 miliardi di dollari, in rialzo del 66,7% su base annua, e un utile per azione di 1,52 dollari, in crescita del 70,8% -1. Sarebbero risultati straordinari per chiunque, ma Nvidia non è chiunque. Il problema, semmai, è che la barra delle aspettative è stata alzata talmente in alto che persino un trimestre record potrebbe essere accolto con un’alzata di spalle. Il mercato, dicono gli analisti di UBS citati da più fonti, ha già spostato lo sguardo oltre: vuole sapere cosa accadrà ad aprile, vuole numeri sul trimestre in corso, vuole sentirsi dire che i ricavi possono balzare verso i 74-75 miliardi. In gioco non c’è solo la fiducia nel titolo, ma l’intera architettura della corsa all’IA -1-5.
E mentre l’attenzione è tutta su Jensen Huang e sulla sua capacità di raccontare una nuova fase di accelerazione, la concorrenza non sta certo a guardare. Il 24 febbraio, infatti, Amd e Meta hanno annunciato un’intesa che non passa certo inosservata: un accordo pluriennale del valore di oltre 100 miliardi di dollari — secondo alcune ricostruzioni si parla addirittura di 600 miliari per 6 gigawatt di potenza di calcolo — che consentirà a Mark Zuckerberg di rifornirsi di chip di ultima generazione per i suoi data center -3-6. La particolarità dell’operazione, però, sta nella struttura finanziaria: Amd ha concesso a Meta dei warrant che potrebbero portare il social network a detenere fino al 10% del capitale del chipmaker, ma solo al raggiungimento di determinati obiettivi di performance legati al prezzo delle azioni. Una mossa che lega a doppio filo la fornitura di chip al successo di mercato di Amd, e che rappresenta un tentativo chiaro di insidiare il predominio assoluto di Nvidia -6-9.
Il margine lordo come termometro del potere di Nvidia
Tornando a Nvidia, c’è un numero che gli investitori osserveranno con piú attenzione persino dei ricavi. Il margine lordo GAAP, stimato intorno al 74,8%, è il vero termometro del potere di determinazione dei prezzi dell’azienda -1-8. Se dovesse mantenersi su quei livelli o addirittura salire, vorrebbe dire che i clienti sono ancora disposti a pagare qualsiasi cifra pur di mettere le mani sulle GPU Blackwell o sulle future Vera Rubin. Se invece dovesse contrarsi, scivolando verso la parte bassa del 70%, sarebbe il segnale che qualcosa si sta incrinando: forse la concorrenza di Amd comincia a farsi sentire, forse la scarsità non è piú cosí estrema, forse i grandi compratori — gli ipercalatori come Meta, Google o Microsoft — iniziano a diversificare per ridurre la dipendenza da un unico fornitore -8. Non a caso, negli ultimi quattro trimestri, inventario e crediti sono cresciuti piú velocemente delle vendite, un dato che alcuni leggono come un possibile segnale di difficoltà nella catena di fornitura o, peggio, di una qualche forma di finanziamento agevolato concessa ai clienti per mantenere il ritmo degli ordini -5.
Il peso di un’economia che gira attorno ai chip
Greg Jensen di Bridgewater, uno che di cicli economici se ne intende, ha recentemente descritto la fase attuale come “piú pericolosa” proprio per via degli investimenti massicci in infrastruttura fisica e della crescente dipendenza da capitali esterni. Il mercato, insomma, non sta solo scommettendo su Nvidia. Sta scommettendo sull’idea che i 650 miliardi di dollari che i big della tecnologia spenderanno nel 2026 in infrastrutture IA — contro i 410 del 2025 — producano effettivamente un ritorno -1. E la guidance che uscirà stasera dalle parole di Huang sarà il primo, vero test per capire se questa corsa può continuare allo stesso ritmo o se inizierà a mostrare i primi segni di affanno. Il titolo, del resto, è fermo da mesi, e il fatto che non crolli ma nemmeno voli racconta meglio di qualsiasi analisi la natura di questa attesa: sospesa, densa, e incredibilmente fragile.




