Manchester City, la sindrome di Haaland e la papera di Donnarumma che non ferma la rimonta
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Redazione Sport
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C’è una differenza sostanziale tra chi vince i campionati e chi, invece, li sogna soltanto per poi vederli svanire nel momento decisivo. La partita tra Manchester City e Arsenal, finita 2-1 per i Citizens, ha messo in luce proprio questo iato, rappresentato plasticamente dalla figura di Erling Haaland. Il norvegese, va detto, non ha offerto una prestazione scintillante anzi, per larghi tratti del match è sembrato quasi un comparsa, un’ombra che si muoveva tra le maglie della difesa avversaria. Eppure, è proprio in quel minimalismo fatto di corse in profondità e duelli fisici – spesso silenziosi ma mai gratuiti – che risiede la sua natura decisiva. Il risultato finale, inevitabilmente, porta la sua firma, a dimostrazione di come la sua presenza rappresenti un’arma di rottura che l’Arsenal, nonostante una prestazione tutto sommato coraggiosa, non ha saputo contrastare.
Il copione dell’incontro è sembrato subito quello di una formalità per i padroni di casa, almeno fino al diciottesimo minuto. Rayan Cherki aveva infatti illuso l’Etihad Stadium con un gol da fenomeno, un’azione personale che sembrava indirizzare la sfida sui binari della superiorità tecnica del City. Ma il calcio, si sa, è fatto di equilibri fragili e di episodi. E l’episodio che ha ridisegnato la gara porta il nome e il volto di Gianluigi Donnarumma, protagonista suo malgrado di uno degli errori più gravi della sua carriera. Il portiere azzurro, ricevuta palla da un compagno sugli sviluppi di una rimessa laterale, ha letto male il pressing di Kai Havertz: un controllo troppo morbido, un rinvio tardivo e il rimpallo fatale che ha favorito l’attaccante tedesco, bravo a ribattere in rete per l’1.
Pep Guardiola, dalla sua postazione a bordo campo, ha vissuto quei secondi con le mani nei capelli, consapevole della leggerezza del suo estremo difensore. Tuttavia, a differenza di quanto accade in altri contesti, il tecnico spagnolo ha scelto di sottolineare l’aspetto collettivo dell’accaduto piuttosto che il singolo errore. Nella sua analisi a caldo, Guardiola ha osservato come Khusanov avrebbe potuto bloccare meglio l’aggressività di Havertz, ma ha voluto soprattutto rimarcare la reazione positiva dei compagni di Donnarumma, pronti a sostenerlo invece di lasciarlo soccombere alla pressione. Questo aspetto, per certi versi, è rivelatore della solidità mentale di uno spogliatoio abituato a gestire la pressione delle volate finali.
La partita, definita da molti come uno dei motivi per cui la Premier League viene considerata il campionato più bello del mondo, ha subito una svolta nella ripresa. Quando l’Arsenal, galvanizzato dalla rimonta lampo, ha provato a spingere per il colpo del ko, il City ha retto l’urto. Donnarumma, quasi a volersi redimere, ha ipnotizzato Havertz in un uno contro uno che avrebbe potuto cambiare la storia del match. Pochi istanti dopo, un palo clamoroso di Eze ha tenuto i Citizens in corsa. Ed è in quel frangente, quando la partita sembrava scivolare via, che Haaland ha fatto la differenza. Un tap-in vincente, sporco, forse brutto, ma pesantissimo. Per Guardiola, questo successo rappresenta la riapertura ufficiale della corsa al titolo: l’Arsenal resta in testa con 70 punti, ma il City segue a 67 con una partita da recuperare contro il Crystal Palace.
L’incubo Guardiola e i fantasmi dell’Arsenal
Se da una parte c’è la freddezza glaciale del cyborg norvegese, dall’altra c’è lo spettro dell’ennesima rimonta subita dall’Arsenal. Per i Gunners, quello che sta accadendo in questo finale di stagione sta assumendo i contorni di un incubo. La squadra di Arteta, che ha guidato la classifica per gran parte dell’anno, vede ora il traguardo allontanarsi minacciosamente. L’analisi della classifica, infatti, è impietosa: i 70 punti dei londinesi sono un miraggio se paragonati ai 67 del City, consapevoli che la partita da recuperare potrebbe valere il sorpasso definitivo. Se la stagione dovesse concludersi con un pari merito, entrerebbero in gioco le sottili differenze reti, ma la sensazione percepita sul campo è che la squadra di Guardiola abbia una marcia in più nei momenti che contano.
Oltre alla questione tecnica, pesa anche l’agenda fittissima dell’Arsenal. A differenza del Manchester City, estromesso dalle coppe, Mikel Arteta dovrà gestire la doppia fatica della semifinale di Champions League contro l’Atletico Madrid. Questo fattore, sebbene non decisivo sul piano statistico, incide inevitabilmente sulle energie nervose e fisiche di una rosa che già nella partita dell’Etihad ha mostrato qualche crepa nei momenti di maggiore tensione. Il duello tra Gabriel e Haaland, culminato in un testa a testa e in ammonizioni reciproche, ha fotografato la frustrazione di chi sente il titolo scivolare via.
Un minimalismo efficace e una classifica che balla
Tornando all’uomo copertina, Erling Haaland continua la sua personale saga di “minimalismo illuminato”. Non cerca la palla, non costruisce la manovra, ma vive nell’area di rigore avversaria come un predatore in agguato. Il suo gol contro l’Arsenal è l’ennesima dimostrazione che per essere decisivo non è necessario toccare cento palloni. La sua gara è stata una sequenza di episodi, di letture dello spazio e di duelli con i centrali avversari. E se c’è un dato che inquieta l’Arsenal, è la statistica che lo vede protagonista assoluto: Haaland ha segnato per la quarta partita consecutiva in Premier League contro i Gunners, un record che apparteneva solo a Diogo Jota. È una presenza psicologica, oltre che fisica.
Pep Guardiola, quindi, può sorridere. Nonostante la papera di Donnarumma – che poteva costare cara – e nonostante le difficoltà nel costruire gioco contro un Arsenal ben messo in campo, il City ha portato a casa il bottino pieno. Guardiola, in panchina, è esploso di gioia al momento del gol di Haaland, consapevole che vincere questo scontro diretto era l’unico modo per continuare a sognare lo scudetto. Senza la distrazione europea, i Citizens possono concentrare tutte le loro forze sulla rincorsa, e se c’è una squadra abituata a rimontare negli ultimi chilometri, questa è proprio la corazzata di Manchester. La Premier League, ora, è un affare a due, con un inseguitore che ha imparato l’arte di non mollare mai.
La reazione dei compagni e l’analisi del tecnico
L’episodio di Donnarumma, per quanto grave, ha offerto lo spunto per osservare le dinamiche interne allo spogliatoio del City. L’errore del portiere italiano – che ha tardato il rinvio trovandosi spiazzato dalla pressione di Havertz – avrebbe potuto generare un crollo psicologico irreversibile. Invece, i compagni hanno reagito stringendosi attorno a lui. Come riportato da alcune fonti presenti all’Etihad, Guardiola ha commentato l’azione sottolineando l’importanza di avere una squadra che protegge chi sbaglia: “Khusanov deve bloccare meglio, ma ho apprezzato la reazione dei compagni”. Questa solidarietà è stata la base su cui il City ha costruito la rimonta.
Sul fronte opposto, l’Arsenal deve fare i conti con la legge dei grandi numeri. Il fatto di aver colpito ben tre legni nell’arco della partita – due nella ripresa con Eze e Gabriel – non è stato interpretato come sfortuna, ma come sintomo di una certa imprecisione letale nei momenti clou. Havertz, già autore del gol del pareggio su errore altrui, ha fallito poi una clamorosa occasione a pochi minuti dalla fine, un errore che pesa come un macigno nella rincorsa al titolo. La cronaca della partita restituisce l’immagine di un Arsenal volenteroso, capace di mettere in difficoltà i rivali, ma ancora immaturo nel gestire l’urto decisivo di una volata che sa di storia.




