Le tensioni internazionali avvolgono la vigilia delle Paralimpiadi: dal timore per gli attacchi all’Iran al boicottaggio tedesco, l’ombra della politica si allunga su Milano Cortina 2026

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’avvio delle Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, che prenderanno il via domani con le prime gare di curling in carrozzina prima della cerimonia d’apertura di venerdì all’Arena di Verona, si consuma in un clima di forte tensione geopolitica che rischia di oscurare lo spirito sportivo della manifestazione. Il Comitato Olimpico Internazionale, pur evitando riferimenti espliciti, è intervenuto per sollecitare i membri dell’Onu a garantire l’incolumità di tutti gli atleti qualificati, in particolare quelli che potrebbero essere coinvolti nei più recenti focolai di conflitto – alludendo chiaramente all’escalation che ha visto Stati Uniti e Israele colpire l’Iran – e ha rammentato come la tregua olimpica, sebbene formalmente adottata dalle Nazioni Unite lo scorso 19 novembre, rimanga uno strumento la cui attuazione concreta sfugge a ogni possibilità d’imposizione diretta da parte dell’organismo sportivo.

A complicare ulteriormente il quadro, già reso precario dall’instabilità internazionale, ci sono le polemiche legate alle decisioni del Comitato Paralimpico Internazionale, che ha riammesso gli atleti russi e bielorussi consentendo loro di gareggiare sotto le proprie bandiere nazionali e con i rispettivi inni, una scelta che si discosta nettamente dalla linea adottata dal Cio per le Olimpiadi e che ha scatenato reazioni immediate nel panorama europeo. La mossa, che di fatto cancella lo status di neutralità imposto in altre sedi, è stata letta da più parti come una provocazione in un momento storico in cui il conflitto in Ucraina prosegue ormai da anni senza soluzione di continuità.

Il boicottaggio della cerimonia e il caso della divisa ucraina

La risposta più eclatante è arrivata dalla Germania, con una decisione a sorpresa della Federazione tedesca per gli sport disabili che ha annunciato la propria assenza dalla sfilata inaugurale all’Arena di Verona. Non si tratta di un boicottaggio totale dell’evento, ma di una protesta mirata che vuole esprimere solidarietà alla delegazione ucraina e al contempo criticare la linea dell’IPC, ritenuta eccessivamente accomodante verso Mosca e Minsk. I tedeschi, come altre rappresentanze, parteciperanno comunque alle immagini registrate che verranno proiettate durante la cerimonia, cercando un compromesso tra l’esigenza di visibilità agonistica e quella di prendere le distanze da una scelta politica che non condividono.

Sull’altro fronte, quello della rappresentazione simbolica, l’IPC è intervenuto duramente contro l’Ucraina, vietando agli atleti di indossare la divisa cerimoniale che riproduceva la mappa nazionale con i confini storicamente riconosciuti, inclusi i territori del Donbass e della Crimea. Il Comitato ha motivato il divieto richiamando il regolamento che proibisce messaggi politici o slogan legati all’identità nazionale, includendo nella fattispecie anche la rappresentazione cartografica di uno Stato. Valeriy Sushkevych, presidente del Comitato paralimpico ucraino, ha espresso tutto il suo rammarico spiegando come quella divisa, disegnata da Viktor Anisimov, fosse pensata per ribadire l’esistenza dell’Ucraina nella sua interezza territoriale, nonostante l’occupazione russa in corso, e ha dovuto provvedere in tutta fretta alla realizzazione di un’uniforme alternativa da spedire in Italia.

L’allerta sicurezza e i timori per gli spostamenti

Mentre le diplomazie sportive si affannano a gestire le proteste, il timore per l’incolumità fisica dei partecipanti resta concreto e palpabile, specialmente per quelle delegazioni provenienti da aree calde come il Medio Oriente, dove la recente offensiva contro l’Iran ha fatto temere il peggio per atleti israeliani e iraniani qualificati. Se da un lato l’azzurra Sheina Vaspi, presente nel para sci alpino, ha rassicurato i suoi follower mostrandosi già al villaggio di Fiames con il cuore però rivolto alla situazione in patria, dall’altro il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, non ha nascosto apprensione per le ripercussioni che tutto questo potrebbe avere sulla buona riuscita dell’evento.

De Sanctis, parlando a ridosso della cerimonia della fiamma a Cortina, ha ammesso che la paura è reale e che le misure di vigilanza sono state conseguentemente inasprite per tutelare tutti i presenti, in un contesto che lui stesso ha definito di pressione e ansia diffuse. A ciò si aggiungono i disagi logistici causati dalla chiusura di alcuni spazi aerei mediorientali, che stanno complicando i viaggi e gli arrivi di portatori di interesse e tecnici, costringendo la Fondazione Milano Cortina 2026 a lavorare incessantemente per trovare soluzioni alternative e garantire la partecipazione del maggior numero di atleti, nonostante le crepe evidenti nel principio di tregua olimpica più volte violato.

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