Beatrice Venezi e il ritorno in Russia: «Sono un’artista libera, vado dove voglio»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La direttrice d’orchestra Beatrice Venezi ha scelto il palco del Caffè de La Versiliana a Pietrasanta, in provincia di Lucca, per rispondere a chi l’ha criticata per il suo imminente ritorno in Russia. Intervistata dal giornalista Paolo Giordano durante l’incontro «Il futuro della lirica che fa i conti con il passato», la musicista lucchese ha rivendicato con forza la propria autonomia artistica, respingendo al mittente le polemiche esplose dopo l’annuncio, affidato all’agenzia Adnkronos, del debutto a Novosibirsk dove in autunno dirigerà la «Traviata» di Giuseppe Verdi.

«Io sono una persona libera, sono un’artista libera, vado dove ritengo opportuno, faccio quello che ritengo opportuno, dirigo dove voglio», ha dichiarato, tracciando una netta linea di demarcazione tra la dimensione culturale e quella politica.

La passione per la Russia e la difesa dell’indipendenza

Per spiegare le ragioni di una scelta che ha suscitato critiche, la direttrice ha ripercorso le origini del suo legame con la cultura russa, una passione nata quando, a nove anni, rimase folgorata dalla lettura di «Delitto e castigo» di Dostoevskij. Tanto che aveva iniziato a studiare il russo con il sogno di leggere la grande letteratura nell’originale, uno studio interrotto e poi ripreso proprio in vista degli impegni internazionali.

«Ho frequentato tanto i Paesi dell’ex Unione Sovietica, dove questa tradizione è ancora molto forte», ha ricordato Venezi, spiegando che dirigere il repertorio sinfonico e operistico russo in quei luoghi acquista un sapore del tutto particolare. La sua decisione, ha ribadito, non è una provocazione né tantomeno una ripicca: «Per ripicca nei confronti di chi? Pensano che tutto ruoti intorno a loro, ma io non perderei mai tempo a costruire ripicche nei confronti di qualcuno di cui non mi importa assolutamente niente».

«Non sono un paggetto»: la replica a chi la vuole «alla corte di Putin»

Venezi ha poi risposto senza mezzi termini a chi l’ha definita un’artista «alla corte di Putin», rigettando l’accusa con una battuta che ha fatto il giro della sala. «La prima cosa che voglio dire è che io non sono un paggetto. Di gente asservita a qualcuno o a qualcosa ce n’è molta, ma tra questi non ci sono io. L’ho sempre dimostrato e ne ho sempre pagato il prezzo».

Da qui la rivendicazione della propria totale indipendenza, accompagnata da una riflessione sul doppio standard che, a suo avviso, penalizza gli artisti in Occidente mentre in Russia si decide di accogliere anche chi proviene da Paesi ostili. «In Italia – ha osservato – ci sono artisti russi che vengono boicottati e artisti italiani che decidono di andare in Russia che altrettanto vengono boicottati. Il giudizio poi lo lascio a voi».

La vicenda della Fenice e lo sguardo al futuro

Gran parte dell’intervento di Venezi è stato dedicato al rapporto con il Teatro La Fenice di Venezia, una parentesi che la direttrice ha definito «complessamente dolorosa» e che ha inciso in modo pesante sulla sua reputazione professionale. In sette mesi, ha ricordato, sulla sua vicenda sono state scritte oltre duemila pagine di rassegna stampa, un’esposizione mediatica che l’ha portata a prendere le distanze e a lasciare che fossero gli avvocati a occuparsi della vertenza legale, ancora aperta.

«Ho già pagato abbastanza, ora voglio costruire» ha detto, ammettendo che se tornasse indietro «affronterei le cose in modo diverso oppure mi tirerei indietro al primo segnale di pericolo». «Vorrei dimenticare Venezia nel senso che sono proiettata a costruire, non a distruggere» ha aggiunto, annunciando di avere fiducia nella magistratura e di voler concentrare le energie sui nuovi progetti.

Tra libri, blog e concerti in Georgia

Il futuro di Beatrice Venezi si delinea dunque all’insegna dell’internazionalizzazione. Oltre al debutto in Siberia, questo mese la direttrice è attesa in Georgia per un festival al quale partecipa da diversi anni, con una serie di concerti in programma tra agosto e settembre. A tenere compagnia a questi impegni ci sono anche due libri che sta scrivendo contemporaneamente e un blog aperto sul suo sito internet, uno spazio in cui approfondire le riflessioni sulla musica e sul rapporto tra i teatri e il territorio.

«I teatri dovrebbero stare aperti tutti i giorni – ha concluso – vederli come luoghi vivi, di circolazione di idee e di scambio».

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