Cagliari, trent’anni di Monumenti Aperti: l’anteprima al Muacc e il ricordo di Zedda volontario

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Domani, mercoledì 15 aprile, alle 18, il via ufficiale alle celebrazioni per la trentesima edizione di Monumenti Aperti non partirà dal solito circuito dei siti archeologici o delle chiese normanne, bensì dagli spazi del Muacc, il Museo Universitario delle arti e delle culture contemporanee situato in via Santa Croce 63. L’occasione, che molti addetti ai lavori attendevano come un termometro del gradimento popolare per una manifestazione ormai diventata un classico della primavera cagliaritana, è offerta dalla presentazione di un’opera dal titolo emblematico: “In tasca solo pezzi di casa”, realizzata dall’artista Maria Jole Serreli. Un lavoro, quest’ultimo, che non a caso è stato scelto per illustrare la locandina del 2026, quasi a voler suggerire come la memoria materiale della città possa essere custodita anche in frammenti minimi, in oggetti quotidiani che ognuno di noi, volente o nolente, si porta dietro.

La due giorni vera e propria, quella che sabato e domenica trasformerà il centro e le periferie in un museo diffuso a cielo aperto, sarà però solo l’apice di un programma più denso del solito. Perché quest’anno, come ha ricordato lo stesso sindaco Massimo Zedda in un comunicato stampa diffuso nelle ultime ore, si festeggia un compleanno rotondo: «Sono passati 30 anni da quando cinque amici hanno ideato una manifestazione che ha solcato i confini dell’Isola». Parole che suonano come un riconoscimento, da parte dell’amministrazione, a quel nucleo originario di cittadini che, senza alcun mandato istituzionale, provarono a raccontare la città aprendo cancelli solitamente chiusi.

Un anniversario dal titolo “Generazione Monumenti Aperti”

Zedda, intervenendo a margine delle comunicazioni ufficiali, ha voluto sottolineare il carattere intergenerazionale della ricorrenza: «Quest’anno sarà un’edizione e un compleanno speciale e non a caso il tema scelto è 'Generazione Monumenti Aperti'». Una scelta lessicale, quella del termine “generazione”, che mira a ricucire il filo tra chi trent’anni fa si improvvisava guida turistica per un fine settimana e i giovani studenti che ancora oggi prestano voce e tempo nei chiostri e nei palazzi gentilizi. L’aspetto più personale, quasi inedito, è emerso tuttavia quando il primo cittadino ha ammesso: «Anche io sono stato tra i volontari». Una confessione, la sua, che sgombra il campo da ogni retorica istituzionale: «Ognuno di noi – ha aggiunto – ha partecipato in qualche modo, ha visitato un sito, insieme alla famiglia e agli amici, arricchendo la propria conoscenza della cultura e della storia cittadina». Nessuna distanza, dunque, tra il palco e il pubblico, ma una continuità di esperienze vissute sul campo.

Tre giorni di eventi tra arte, musica e teatro

Il programma dell’anteprima, che si snoderà tra mercoledì e venerdì, non si esaurirà certo con l’esposizione della Serreli. Le fonti ufficiali dell’organizzazione confermano infatti una serie di appuntamenti collaterali pensati per scaldare i motori in vista del weekend clou. Si spazierà dal concerto inaugurale dell’Orchestra Sinfonica – un momento solenne ma accessibile, come vuole la tradizione della manifestazione – ad alcune performance teatrali leggere, senza dimenticare una mostra fotografica e alcune proiezioni dedicate ai primi, pionieristici anni Novanta, quando tutto nacque quasi per gioco tra un gruppo di amici e qualche monumento tenuto chiuso per troppi mesi. Va da sé che l’ingresso a gran parte degli eventi, inclusa l’anteprima al Muacc, sarà libero o a offerta responsabile, secondo il principio che ha sempre guidato l’iniziativa: la bellezza, per essere tramandata, non deve chiedere il biglietto.

Un modello italiano che dalla Valle d’Aosta arriva fino alla Sicilia

C’è però un altro dato, spesso trascurato quando si parla di Monumenti Aperti, che merita di essere richiamato. L’edizione 2026, in programma dal 18 aprile fino all’8 novembre, non riguarderà soltanto il capoluogo sardo. L’intera rete nazionale della manifestazione, quella che «dalla Valle d’Aosta alla Sicilia apre piccoli e grandi tesori nascosti della penisola in un racconto corale, collettivo e condiviso», si muoverà all’unisono. Un meccanismo, questo, che ribalta il tradizionale rapporto tra visitatore e luogo visitato: non è più il turista a chiedere di entrare, ma è il territorio stesso che «eccezionalmente apre e restituisce la propria bellezza come patrimonio vivo, da tramandare e comunicare». Le guide, in questo contesto, diventano figure ibride: studenti, pensionati, commercianti, qualcuno magari anche con un passato da volontario alle spalle – proprio come il sindaco Zedda – che per un fine settimana depongono il proprio ruolo quotidiano per indossare quello di narratori. E se Cagliari fa da apripista con l’anteprima al Muacc, il resto d’Italia seguirà a ruota, in quella che ormai, a trent’anni dal primo esperimento, può essere definita una delle più longeve e riuscite operazioni di democrazia culturale del paese.

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