I mercati europei tremano per la svolta di Trump, mentre Costa attacca le ingerenze Usa
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Redazione Esteri
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Il vento freddo che spira da oltreoceano, dove Trump è tornato alla guida degli Stati Uniti, sta scuotendo con forza le fondamenta finanziarie e politiche del vecchio continente. Un segnale inequivocabile arriva dai mercati, dove il rendimento del Bund decennale tedesco, considerato il riferimento per la stabilità in Europa, ha registrato un balzo di 6,5 punti base, portandosi al 2,16%. Si tratta, come evidenziano gli analisti, del maggiore rialzo giornaliero da fine luglio, un movimento che tradisce una nervosità palpabile tra gli investitori, i quali – di fronte alle nuove incognite geopolitiche – cominciano a chiedere un premio più alto per detenere anche i titoli ritenuti più solidi. La tensione, d’altronde, non si limita alle piazze borsistiche ma si riverbera con immediatezza nei palazzi del potere, dove l’allarme per un possibile disimpegno o, peggio, un attivo ostacolo alla coesione europea da parte di Washington è ormai concreto e dichiarato.
Le parole dure del presidente del Consiglio Europeo
Proprio mentre i numeri dei titoli di Stato segnavano il picco, Antonio Costa, presidente del Consiglio Europeo, ha lanciato un monito severo e senza precedenti durante un intervento all'Istituto Jacques Delors a Parigi. Definendo "inaccettabili" quelle che ha chiamato senza giri di parole "minacce di interferenza" nella vita politica europea contenute nella strategia di sicurezza nazionale statunitense, Costa ha dipinto un quadro di frattura profonda. "Gli Stati Uniti", ha ricordato con tono netto, "non credono più nel multilateralismo, nel sistema internazionale basato sulle regole e credono che il cambiamento climatico sia una bugia". Concetti, questi, che riecheggiano nel successivo passaggio del suo discorso, laddove ha ribadito che l'Europa non può accettare "questa minaccia di ingerenza", sottolineando come gli Stati Uniti non possano arrogarsi il diritto di "sostituirsi ai cittadini europei nella scelta dei partiti buoni e di quelli cattivi" né di rimpiazzare "l'Europa nella sua visione della libertà di espressione".
Le ripercussioni oltre l'Atlantico e negli affari
L’onda d’urto di questa nuova fase delle relazioni transatlantiche, peraltro, non si esaurisce nella sfera politica e finanziaria ma si estende anche al mondo degli affari, dove le incertezze sembrano moltiplicarsi. Un caso emblematico è quello riportato dal CEO di Paramount, David Ellison, il quale, in un’intervista a CNBC, ha rivelato di non aver mai ricevuto una risposta da Warner Bros in merito a un’offerta presentata dalla sua compagnia. Sebbene il fatto riguardi dinamiche rate specifiche, esso si inserisce in un clima generale di ridefinizione degli assetti, dove le logiche un tempo prevedibili potrebbero lasciare il posto a strategie più imprevedibili e discontinue, con effetti a catena difficili da calcolare.
Lo scenario che si delinea per l'Europa
Ciò che emerge da questa convergenza di fattori è l’immagine di un’Europa costretta a fare rapidamente i conti con un partner americano profondamente mutato, le cui intenzioni – almeno secondo la lettura di Bruxelles – minano alla base i principi di cooperazione su cui si è retto l’ordine occidentale del dopoguerra. La reazione dei mercati, con il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato, non è che la traduzione in numeri di questo smarrimento, una risposta fisiologica all’aumento del rischio percepito. Mentre i leader europei provano a tracciare una linea di difesa comune attraverso dichiarazioni forti, come quella di Costa, il continente si prepara ad attraversare una fase di assestamento complessa, dove la ricerca di una nuova autonomia strategica e di stabilità economica diventa una priorità non più procrastinabile.




