Il nuovo corso di Rybakina passa da Indian Wells: "Il numero uno è l'obiettivo, spero già quest'anno"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La sfida che vale la vetta, o quantomeno il preludio a un assalto che si fa sempre più concreto e minaccioso. Nel deserto californiano, dove il sole scolpisce ombre nette sui campi in cemento dell’Indian Wells Tennis Garden, Elena Rybakina ha ottenuto il diritto di giocarsi il Titolo contro la numero uno del mondo Aryna Sabalenka, replicando la finale degli Australian Open dello scorso gennaio. La kazaka, che da lunedì scalzerà Iga Swiatek dal secondo gradino del ranking mondiale forte dei 7.523 punti accumulati, ha superato in semifinale l’ucraina Elina Svitolina con un doppio 6-4, sebbene il punteggio racconti solo in parte la solidità del suo tennis. È una Rybakina trasfigurata rispetto ai mesi di appannamento post-vittoria a Melbourne, quella che ora calca i campi più importanti del circuito; una ritrovata serenità fuori dal campo, dopo le turbolenze legate al caso Stefano Vukov che avevano attirato un’attenzione mediatica non gradita, le ha permesso di esprimere nuovamente quelle doti tecniche che l’hanno portata a vincere quattro degli ultimi cinque confronti diretti in finali contro la bielorussa, comprese le WTA Finals di novembre e lo stesso major australiano.

Sabalenka e quella legge non scritta delle finali perdute

La numeri uno del mondo, dal canto suo, continua a macinare vittorie con una regolarità che rasenta l’implacabile: sedici successi in diciassette partite disputate in questa stagione, l’ultimo dei quali ottenuto ai danni della giovane ceca Linda Noskova – capace di spuntarla per 6-3, 6-4 – che le è valso l’accesso alla sua terza finale in quattro anni nel deserto californiano. Eppure, nonostante un ruolino di marcia che parla di 10.415 punti in classifica e di un gioco che ha affinato nei dettagli, aggiungendo variazioni e colpi al suo consueto repertorio di potenza, Sabalenka ammette una certa insofferenza per l’esito dei suoi atti conclusivi. "Sono stufa di perdere le finali più importanti", ha confessato in conferenza stampa, "sembra sempre che in quegli appuntamenti le mie rivali giochino alla grande e che mi siano sfuggite così tante occasioni". Un’ammissione di vulnerabilità, questa, che arriva a pochi giorni da un’altra finale, l’ennesima occasione per ribaltare una statistica che la vede uscire sconfitta negli ultimi due confronti diretti per il titolo con la sua rivale principale.

La rincorsa al trono e la consapevolezza nei propri mezzi

Ma se Sabalenka parla di occasioni mancate, Rybakina preferisce concentrare l’attenzione sul lavoro svolto e sulla crescita del suo team. "La fiducia in me stessa è arrivata quando ho iniziato a vincere qualche partita contro avversarie del mio livello", ha spiegato la kazaka, "stiamo facendo progressi e ora ho una squadra davvero valida intorno a me, i risultati a poco a poco si vedono". E i risultati, in effetti, parlano di una striscia aperta di dodici vittorie consecutive contro le top 10, un dato che certifica la sua nuova dimensione da giocatrice abituata ai grandi palcoscenici. La finale di domenica, la terza in poco più di quattro mesi tra le due, rappresenterà quindi non solo la possibilità di bissare il successo di Melbourne, ma anche di lanciare un messaggio inequivocabile in ottica classifica mondiale. La numero uno, Sabalenka, è lì a un passo, e il divario nei punti, sebbene ancora ampio, potrebbe iniziare a ridursi sensibilmente in caso di un altro trionfo della kazaka. La legge del più forte, nel tennis femminile, passa anche attraverso questi duelli al vertice, duelli in cui ogni colpo, ogni punto, ogni game diventa una dichiarazione d’intenti per la scalata al trono. E se la bielorussa promette di portare il suo miglior tennis per fare suo un torneo che non ha mai vinto, Rybakina risponde con la tranquillità di chi sa di avere tutte le armi per impensierirla, a partire da quel servizio che, nei primi quattro turni, le ha garantito una percentuale di punti vinti vicina all’ottanta per cento.

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