Wimbledon, Sinner batte Shelton e ora sfida l’eterno Djokovic
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Redazione Sport
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Nonostante il gomito dolorante, avvolto in una manica compressiva che nasconde un taping protettivo, Jannik Sinner ha ritrovato il suo tennis migliore. Contro Ben Shelton, il numero uno italiano ha chiuso in tre set, al terzo match-point, regalandosi la semifinale a Wimbledon per il secondo anno consecutivo. Venerdì lo attende Novak Djokovic, che ha piegato in quattro set un tenace Flavio Cobolli, capace di lottare come un leone ma alla fine costretto alla resa.
Che vertigine. Ci si aspettava uno scontro più equilibrato tra Djokovic e Cobolli, ma l’esperienza del serbo ha avuto la meglio sul talento emergente. Intanto, Sinner ha dimostrato di essere tornato sé stesso dopo lo choc della scivolata con Grigor Dimitrov, che nei primi due set lo aveva trasformato in una versione evanescente di sé. Il dritto, prima incerto, è tornato filante; il servizio, architrave del suo gioco, ha demolito Shelton, aggrappato alla sola potenza della prima palla – punte di 234 km/h – ma incapace di reggere la profondità e la varietà del gioco dell’azzurro.
«Non ho mai dubitato di poter giocare», ha detto Sinner con la solita serafica sicurezza, mentre il cielo perturbato di Londra sembrava riflettere le incertezze dei tifosi. Il gomito, quel gomito che dopo l’incidente con Dimitrov aveva generato tante preoccupazioni, ora sembra sotto controllo. «Oggi la priorità è il riposo, ma il corpo va tenuto vivo», ha aggiunto, lasciando intendere che il recupero è già in corso.




