Putin replica a Trump: la Russia pronta a test nucleari se gli Usa li faranno
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Redazione Esteri
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In un clima di crescente tensione internazionale, il presidente russo ha incaricato i propri servizi di intelligence di “raccogliere informazioni” e di elaborare “proposte coordinate” in risposta alle recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale, attraverso un post sulla sua piattaforma Truth Social, ha affermato di aver ordinato al Pentagono di riprendere i test nucleari “su base paritaria”. Putin, nel corso di una riunione del Consiglio di sicurezza di Mosca, ha dunque delineato una posizione di cauta attesa, che però cela una minaccia precisa: la Russia, la cui operazione militare in Ucraina prosegue ormai da 1.352 giorni, si prepara a rispondere in maniera speculare qualora Washington dovesse concretamente avviare nuove sperimentazioni atomiche. Una partita, questa, che si gioca su un piano di percezioni e di forza, dove le parole assumono il peso di azioni vere e proprie.
La dichiarazione di Trump e la modernizzazione dell'arsenale
Donald Trump, nel giustificare la propria decisione, ha fatto esplicito riferimento alla superiorità nucleare statunitense, da lui stesso definita “orribile” da ammettere, frutto – a suo dire – dell'aggiornamento dell'arsenale condotto durante il suo primo mandato. “Alla luce dei test di altri Paesi”, ha scritto, ha pertanto impartito l'ordine al Dipartimento della Difesa, indicato con il termine storico di “dipartimento della Guerra”, di riprendere le prove su un piano di parità. Una mossa che, sebbene non abbia ancora avuto un riscontro operativo immediato, ha immediatamente innescato il meccanismo di risposta da parte del Cremlino, il quale non poteva lasciare senza replica un simile annuncio, considerandolo un potenziale fattore di destabilizzazione per l’intero assetto strategico globale.
Il contesto bellico in Ucraina e le dichiarazioni sulla denuclearizzazione
Sullo sfondo di questo braccio di ferro verbale, prosegue senza sosta il conflitto in Ucraina, dove le forze russe intensificano la pressione sulla città di Pokrovsk, nell'est del paese, teatro di scontri particolarmente violenti che le autorità di Kiev negano essere sfociati in un accerchiamento delle proprie truppe. In un momento così delicato, lo stesso Trump ha lasciato intendere, durante un discorso all'American Business Forum di Miami, di poter valutare un ipotetico “piano di denuclearizzazione a tre” che coinvolgerebbe, oltre agli Stati Uniti, anche Russia e Cina. “Forse, vedremo se funzionerà”, ha affermato, senza però scendere in alcun dettaglio operativo, creando così un cortocircuito tra l’annuncio di nuovi test e una vaga prospettiva di disarmo futuro che appare, allo stato attuale, di difficile realizzazione.
La posta in gioco strategica e le possibili evoluzioni
La situazione disegna un quadro complesso, in cui le dichiarazioni dei due leader sembrano rispondere a una logica di deterrenza reciproca e di posizionamento strategico. L’istruzione di Putin di preparare delle contromisure, se da un lato evita di lanciare una sfida diretta, dall’altro segnala una ferma intenzione di non rimanere indietro in una eventuale nuova corsa agli armamenti. Le parole di Trump, che da un lato esaltano la potenza militare americana e dall’altro accennano a negoziati per il suo smantellamento, riflettono un approccio volutamente ambiguo, teso a mantenere alta la pressione sugli avversari mentre sul campo, in Ucraina, si combatte una guerra convenzionale le cui sorti hanno ripercussioni profonde sugli equilibri di potere mondiali.




