Udinese-Pisa, un pareggio che sa di sconfitta: le luci si spengono e la difesa vacilla
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Redazione Sport
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Aria di casa, con quel mix di felicità e magone nello stomaco che solo un ritorno inatteso può regalare, per Simone Scuffet. Il portiere, tornato a Udine da titolare dello Sporting Club e ormai considerato uno dei veterani dello spogliatoio, analizza il pareggio con un realismo che non nasconde una punta di rammarico. "Bisogna essere onesti e accettare il pareggio con entusiasmo, ottimismo e fiducia", ha dichiarato, pur riconoscendo come, dopo un primo tempo equilibrato, nella ripresa la sua squadra abbia fatto meglio degli avversari fino ai minuti finali, quelli decisivi nei quali il Pisa ha fallito due occasioni nitide. La sua esperienza, maturata anche nella parentesi toscana durante la quale sapeva di doversi tenere pronto per ogni chiamata, gli consente di leggere la partita con la giusta distanza, pur nella delusione per un risultato che sfugge.
Gli errori difensivi sotto la lente d'ingrandimento
A confermare che i due punti siano scivolati via per colpa di ingenuità difensive ci pensa l'analisi tecnica. L'allenatore Kosta Runjaic, al termine dell'incontro, ha sintetizzato il problema con una frase diretta: "Abbiamo subito gol evitabili". Ad approfondire la questione, e ad allargare l'analisi sulla tenuta difensiva dei bianconeri, ci ha pensato Trevor Trevisan, ex giocatore del Pisa e difensore di lungo corso. Secondo il suo parere, specialmente sulla seconda rete subita sono stati commessi più errori, a cominciare da una possibile disattenzione sul giocatore che si è inserito, mentre "tutta la linea difensiva era mal posizionata", un dettaglio che ha reso quel gol, di fatto, un regalo agli avversari.
Le pagelle e l'assenza di una guida
Le valutazioni della stampa locale, del resto, hanno dipinto un quadro simile, nel quale spiccano alcune prestazioni dignitose ma nessuna in grado di ribaltare le sorti della gara. Scuffet, al quale non è stato possibile rimproverare nulla sulle reti subite, ha controllato il resto; altri hanno lottato fino ai crampi per contenere gli attacchi avversari, dimostrando impegno ma non la freddezza necessaria a chiudere i giochi. La cronaca ha però evidenziato un momento simbolico, quello che coincide con l'uscita dal campo di Nicolò Zaniolo. "Minuto numero 60. Zaniolo esce dal campo e si spegne la luce", ha scritto il Messaggero Veneto, descrivendo un autentico black-out prima a intermittenza e poi totale, durato una ventina di minuti e sufficiente al Pisa per agguantare un risultato che sembrava ormai compromesso.
La dinamica di una partita persa due volte
Quel black-out, sia metaforico che concreto, rappresenta bene la doppia dinamica della partita. Da un lato, infatti, la tenuta psicologica e organizzativa della squadra è venuta meno in un momento cruciale, quando serviva mantenere la concentrazione per gestire il vantaggio. Dall'altro, gli errori in fase difensiva, quelli segnalati dall'allenatore e dall'ex giocatore, hanno costituito il terreno fertile sul quale l'avversario ha potuto costruire la propria rimonta. Si è trattato, in sostanza, di una partita persa due volte: prima nella testa, durante quella lunga interruzione in cui l'iniziativa è sfumata, e poi in alcuni fondamentali difensivi, giudicati appunto "evitabili" da chi, quei movimenti, li conosce dall'interno.




