Il direttore amministrativo del Monaldi si dimette e poi ritira le dimissioni, Martusciello attacca: «Pressioni?»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’Azienda Ospedaliera dei Colli di Napoli, dalla quale dipende il nosocomio del Monaldi finito al centro dell’attenzione nazionale per la vicenda del piccolo Domenico, il bambino di due anni e mezzo al quale era stato trapiantato un cuore danneggiato durante il trasporto da Bolzano, è stata scossa da una giornata convulsa che ha avuto come protagonista il suo direttore amministrativo, Alberto Pagliafora. Questi, nel corso del pomeriggio, aveva formalizzato le proprie dimissioni dall’incarico, una scelta che fonti vicine all’ambiente ospedaliero hanno ricondotto a seri e inderogabili problemi di natura familiare, estranei, almeno stando a una prima e sommaria ricostruzione, alle vicende cliniche che hanno portato alla ribalta la struttura sanitaria. Eppure, nel giro di poche ore, la stessa azienda ha comunicato un dietrofront repentino e inaspettato: Pagliafora, si legge in una nota ufficiale, ha ritirato le dimissioni. Una decisione, quest’ultima, maturata – spiegano dall’ufficio comunicazione – a seguito di una profonda e sofferta riflessione personale, nella consapevolezza, ribadita dal diretto interessato, della fase estremamente delicata che l’intera azienda sta attraversando e della conseguente, imprescindibile necessità di assicurare una continuità amministrativa e organizzativa alle attività dell’ente, messo a dura prova non solo dal punto di vista sanitario ma anche mediatico.

Il caos istituzionale e la replica politica: l’intervento di Martusciello

Il fulmineo annuncio prima e la successiva marcia indietro del direttore amministrativo hanno inevitabilmente innescato un vespaio di reazioni, accendendo i riflettori su quelle che, per molti, appaiono come crepe sempre più profonde nella gestione della cosa pubblica sanitaria in regione. A intervenire con toni che non hanno lasciato spazio a fraintendimenti è stato il segretario regionale campano di Forza Italia, Fulvio Martusciello, il quale, poche ore prima, aveva addirittura speso parole di apprezzamento per il gesto di Pagliafora, interpretandolo come un atto dovuto in un momento di tale gravità. Con il ritiro delle dimissioni, però, il politico ha cambiato registro, alzando il tiro della polemica. Martusciello, in una nota stampa diffusa nella tarda serata, ha parlato apertamente di una situazione che «scade nel tragico ridicolo», chiedendo con insistenza che venga fatta piena luce su quanto accaduto nelle stanze che contano. Il segretario azzurro, in particolare, ha puntato il dito su una frase, «siamo sulla stessa barca», che sarebbe risuonata all’interno dell’ospedale e che, a suo giudizio, assumerebbe i contorni di una minaccia, di un avvertimento preciso nei confronti di chi aveva manifestato l’intenzione di fare un passo indietro. Da qui la domanda, secca e priva di giri di parole, posta da Martusciello: quali pressioni, se ve ne sono state, ha subito il dirigente per indurlo a ritirare le proprie dimissioni?

La vicenda giudiziaria e il nodo della competenza territoriale

Mentre sull’Azienda Ospedaliera dei Colli si allungano le ombre di queste dinamiche interne tutte da chiarire, l’inchiesta principale prosegue il suo corso, parallelamente, su più fronti. La morte del piccolo Domenico Caliendo, infatti, resta al centro di un’indagine della Procura di Napoli, diretta dal procuratore Nicola Gratteri, che ha già iscritto nel registro degli indagati sei persone, tra chirurghi, medici e paramedici, per i reati, al momento ipotizzati in via preliminare, di lesioni colpose gravissime. Una parte della vicenda, però, era stata inizialmente seguita anche dalla Procura di Bolzano, competente per territorio sul luogo dell’espianto, avvenuto presso l’ospedale San Maurizio del capoluogo altoatesino. Il procuratore di Bolzano, Axel Bisignano, ha tuttavia chiarito che la competenza è stata rimessa a Napoli, in quanto è nel capoluogo partenopeo che avrebbe avuto inizio quella che viene definita la «catena di errori» che ha portato al tragico epilogo. A Bolzano, al momento, non risultano pertanto iscritti nel registro degli indagati, anche se gli inquirenti non escludono che, qualora emergessero responsabilità specifiche legate alla fase del prelievo o del confezionamento dell’organo, il fascicolo potrebbe essere riaperto o transitare nuovamente. La dinamica relativa all’uso del ghiaccio secco – utilizzato al posto di quello tradizionale per il trasporto del cuore, causandone il congelamento e il conseguente, irreparabile danneggiamento – rimane uno dei punti cardine attorno a cui ruotano gli accertamenti tecnici e le consulenze disposte dalla magistratura.

La posizione di Pagliafora e la continuità amministrativa

Alberto Pagliafora, secondo quanto si apprende da fonti interne all’azienda, non avrebbe alcun tipo di coinvolgimento diretto nella vicenda clinica che ha portato alla ribalta il reparto di cardiochirurgia pediatrica del Monaldi. Le sue dimissioni, come detto, sarebbero state motivate esclusivamente da ragioni personali e familiari, un atto di rottura che nulla avrebbe a che vedere con le inchieste in corso o con le pressioni mediatiche. Eppure, il repentino cambio di rotta, avvenuto nell’arco di una manciata di ore, ha sollevato più di un interrogativo, non solo in ambito politico ma anche tra i sindacati e il personale sanitario, che già si trova a dover gestire una situazione di straordinaria complessità. La scelta di restare al proprio posto, motivata ufficialmente con l’esigenza di non lasciare l’ente in una fase tanto delicata, è stata comunicata dall’azienda stessa con una nota in cui si sottolinea come la decisione sia stata presa «nella consapevolezza della delicatezza della fase che l’ospedale sta attraversando e dell’importanza di garantire continuità amministrativa e organizzativa». Una scelta che, se da un lato placa le acque in termini di gestione burocratica quotidiana, dall’altro non fa che alimentare le tensioni politiche e le richieste di trasparenza su eventuali condizionamenti esterni che potrebbero aver influito sulla volontà del dirigente.

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