Registrava TikTok al volante, il camionista che causò la strage in A1 patteggia 5 anni
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Redazione Interno
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La procura di Arezzo ha chiuso in tempi relativamente brevi, se si considera la complessità dell’accaduto, il procedimento per l’incidente che lo scorso 4 agosto ha sconvolto il tratto autostradale tra Arezzo e Valdarno. Fabio M., autotrasportatore cinquantanovenne originario della provincia di Savona ma residente in Piemonte, ha patteggiato una condanna a cinque anni di reclusione. L’accusa, che aveva ipotizzato per lui il reato di omicidio stradale plurimo aggravato dalla cosiddetta “colpa cosciente”, si basava su un elemento di prova schiacciante emerso dalle indagini della Polizia Stradale: l’uomo, alla guida del suo tir, stava utilizzando lo smartphone per realizzare video destinati alla piattaforma social TikTok, distogliendo lo sguardo dalla carreggiata in un momento di assoluta criticità del traffico.
La dinamica dell’impatto e il contesto del traffico
Erano circa le 11.30 di una mattina di piena estate quando, a causa di precedenti rallentamenti, si era formata una coda sull’Autosole. In quel serpentone di metallo era ferma anche un’ambulanza della Misericordia di Terranuova Bracciolini, la quale stava rientrando dopo un servizio di trasporto urgente. A bordo del mezzo di soccorso viaggiavano tre persone: Franco Lovari, un paziente di 75 anni che quella mattina era stato trasferito per accertamenti cardiaci; Gianni Trappolini, l’autista cinquantaseienne da anni in forza all’associazione; e Giulia Santoni, una studentessa di infermieristica di appena 23 anni che svolgeva lì il suo servizio civile. Il camionista, sopraggiunto ad una velocità stimata tra gli 80 e i 100 chilometri orari, non ha nemmeno tentato una manovra d’emergenza: sull’asfalto, hanno rilevato gli inquirenti, non c’erano segni di frenata. L’impatto è stato devastante, riducendo l’ambulanza a un ammasso di lamiere e provocando la morte istantanea di tutti e tre gli occupanti del mezzo soccorso.
L’indagine e l’aggravante della “colpa cosciente”
La svolta investigativa è arrivata dall’analisi del materiale digitale sequestrato all’uomo. Gli agenti hanno rinvenuto numerosi filmati – si parla di oltre 900 registrazioni – che il camionista era solito girare mentre era alla guida del suo mezzo pesante. In particolare, l’attenzione si è concentrata su un video pubblicato circa un quarto d’ora prima della strage: le immagini lo ritraevano intento a filmarsi in cabina con musica di sottofondo, un comportamento che ha fornito la prova certa della distrazione. La Procura ha quindi sostenuto la tesi della “colpa cosciente”, ovvero la consapevolezza da parte dell’autotrasportatore di mettere a rischio la vita altrui, confidando erroneamente di evitare il peggio.
La pena patteggiata e i risvolti processuali
Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Arezzo, Giulia Soldini, ha accolto l’accordo tra il pubblico ministero Giorgio Martano e il difensore del camionista, l’avvocato Massimo Rabagliati. La condanna a 5 anni, scontata tramite il rito abbreviato che di fatto riduce di un terzo la pena che sarebbe stata prevista in un eventuale processo ordinario, ha tenuto conto di alcuni fattori attenuanti. Tra questi, l’incensuratezza dell’uomo, la negatività dell’alcol test effettuato subito dopo l’incidente e la volontà, seppur simbolica visto il suo stato di indigenza dichiarato, di versare un contributo economico alle famiglie delle vittime a titolo di risarcimento. Con la sentenza divenuta definitiva, all’uomo non resta che scontare la pena detentiva.




