Epifania e il valore del dono nella tradizione
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Redazione Interno
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"L'Epifania tutte le feste porta via", recita un detto popolare, ma forse dovremmo ribaltare questa prospettiva: non segna la fine di un periodo, bensì l'inizio di una nuova consapevolezza. Il 6 gennaio, infatti, si chiude per molti il periodo delle festività natalizie, ma questa data porta con sé un significato che attraversa secoli di storia, credenze e tradizioni popolari. Nata come celebrazione della "manifestazione" dell'Emanuele a tutti i popoli della terra, questo il significato originario della parola "Epifania", la festa ha saputo trasformarsi e adattarsi alle diverse culture, diventando un simbolo universale di incontro, dono e rinnovamento.
Le tre letture della manifestazione del Signore Gesù stimolano a guardare avanti, ad alzare la testa, per scrutare nuove aurore, che rischiarano la storia degli uomini e dei popoli, nonostante resistenze e forze contrarie. La visione di Gerusalemme che, ammantata di luce, illumina il cammino dei popoli (prima lettura), i pagani chiamati a far parte dell'eredità dei santi (seconda lettura) e l'arrivo a Gerusalemme di stranieri alla ricerca del messia (terza lettura) sono testimonianze di germogli di vita che nascono tra le fenditure di un'umanità imprigionata troppo spesso nella paura, nell'immobilismo e nella menzogna.
Perché festeggiamo la Befana? Si può essere razionali e scettici, si può guardare con disprezzo a tutto ciò che appartiene al regno del fantastico, ma si cede quasi sempre, almeno una volta l'anno, a un atto di magia: ed è quello che si è svolto questa notte, che è la notte delle illusioni come ben sapeva Shakespeare ("Nascondi ciò che sono, e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni", dice Viola nella Dodicesima notte).
È con una certa nostalgia che mi appresto a indagare sulla figura della Befana, intimamente legata all'immaginario collettivo di grandi e piccini. Con nostalgia e con una certa dose di ritrosia dovuta al timore di arrivare alla scoperta di un qualcosa che possa, in una parola, inquinare, sciupare quel mio mito infantile.




