Spari contro i ciclisti in allenamento, la pista porta a un sospettato
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Redazione Sport
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La tranquillità di una normale uscita invernale è stata lacerata, domenica mattina, dal rombo di un motore e dallo sparo secco, ripetuto, di quella che le indagini classificano ormai come una pistola a salve. È accaduto lungo la Statale 12, nell'area della Val d’Adige in provincia di Verona, dove un gruppo di quattordici giovani della società ciclistica Padovani Polo Cherry Bank stava compiendo un allenamento. La formazione, che ha nel suo direttore sportivo l’ex velocista Alessandro Petacchi, stava effettuando un ritiro preparatorio sulle rive del Garda in vista dei prossimi impegni agonistici, quando un’automagna, nel sorpassare il drappello, ha fatto fuoco due volte contro di esso. L’episodio, che non ha causato danni fisici agli atleti – tutti di età compresa tra i diciannove e i venticinque anni – ha però lasciato una scia di sgomento e di rabbia, riportando alla memoria, seppur con dinamiche e conseguenze diverse, altri fatti di cronaca nera che hanno visto ciclisti oggetto di aggressioni lungo le strade.
Le indagini si concentrano su un veicolo
L’efficacia delle moderne tecnologie investigative si è rivelata, in questo caso, determinante per avviare rapidamente un concreto percorso di identificazione del responsabile. Gli inquirenti, infatti, hanno potuto acquisire e analizzare le riprese delle telecamere di sorveglianza dislocate lungo il tratto di strada interessato dall’accaduto, immagini dalle quali è stato possibile estrapolare non solo il modello preciso dell’autovettura utilizzata per l’aggressione, ma addirittura il suo numero di targa. Questi elementi, incrociati con altri riscontri, hanno permesso di stringere progressivamente il cerchio attorno a un sospettato, del quale gli investigatori stanno ora ricostruendo movimenti e profilo. "Abbiamo la targa", ha dichiarato con amarezza ma anche con fermezza Petacchi, descrivendo quanto accaduto come un "agguato inaudito" ai danni di atleti inermi.
La federazione scende in campo al fianco degli atleti
La gravità dell’episodio, che ha investito non solo la sicurezza individuale degli atleti ma anche la dignità stessa dello sport, ha spinto la Federazione Ciclistica Italiana a un intervento immediato e non meramente formale. L’organismo di governo del ciclismo nazionale, infatti, ha ufficialmente comunicato alla società Padovani la decisione di costituirsi parte civile nel procedimento giudiziario che verrà avviato, mettendo a completa disposizione della squadra e dei corridori coinvolti la propria struttura legale. Questa mossa, che sottolinea l’intenzione di perseguire ogni azione giudiziaria possibile contro i responsabili, rappresenta un segnale istituzionale importante, volto a tutelare chi pratica attività sportiva su strada da atti di intimidazione e violenza privi di alcuna giustificazione.
Il quadro giudiziario in divenire
Mentre la parte investigativa procede verso quello che sembra essere il suo esito naturale, con l’identificazione del presunto autore del gesto, si comincia a delineare anche il profilo delle contestazioni che potrebbero essergli rivolte. La querela sporta dai ciclisti costituisce il primo passo formale, ma la natura dell’atto – lo sparare, seppur con arma adattata a colpi a salve, verso un gruppo di persone – potrebbe integrare ipotesi di reato che vanno ben oltre le semplici violazioni del codice della strada. Gli sviluppi processuali, che seguiranno il necessario iter, dovranno ora accertare le precise modalità e, non secondariamente, le motivazioni che hanno spinto un automobilista a compiere un’azione di tale pericolosità, capace di minare la percezione di sicurezza di tutti coloro che scelgono la bicicletta come mezzo di sport o di spostamento.




