Valeria Marini, la truffa alla madre e la fede come via d'uscita
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Redazione Cultura e Spettacolo
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“La giustizia ha fatto il suo corso, bisogna avere fede”. Con queste parole, pronunciate nel corso della trasmissione La volta buona, Valeria Marini è tornata a toccare uno dei capitoli più dolorosi della sua vita privata, legato alla truffa finanziaria di cui è rimasta vittima la madre, Gianna Orrù. La showgirl, ospite nel salotto di Caterina Balivo, ha raccontato di aver vissuto un periodo di grande difficoltà, nel quale non sapeva come aiutare la donna dopo che questa aveva subìto una perdita ingente a causa di promesse d'investimento rivelatesi completamente false. Un percorso di sofferenza, il suo, che l'ha spinta perfino a recarsi in pellegrinaggio a Medjugorje, nel tentativo di ritrovare un equilibrio interiore e di ricucire quel rapporto familiare messo a dura prova dagli eventi.
Una riconciliazione avvenuta in diretta tv
Il racconto di quella frattura e del suo superamento si è intrecciato con il ricordo di un altro momento televisivo, particolarmente significativo. Se ad aprile dello scorso anno, infatti, Gianna Orrù era apparsa in un noto programma domenicale evidenziando le tensioni con la figlia – la quale, entrando in studio, aveva mostrato il disagio di entrambe –, domenica 11 gennaio le due donne hanno condiviso un'inedita ospitata di coppia, sempre su Rai 1. Un evento che ha segnato, di fatto, la fine pubblica di mesi di silenzio e di incomprensioni, suggellando una pace fatta davanti al pubblico. Quell'incontro, però, è servito anche a riportare l'attenzione sui contorni giudiziari della vicenda che ha colpito la famiglia.
I contorni giudiziari di una truffa da 335mila euro
La ferita economica e personale, come ha riferito la stessa Orrù, è profonda e risale a un arco di tempo compreso tra il 2018 e il 2019, quando versò a un uomo più di 335mila euro dietro la garanzia di rendimenti finanziari che non si sono mai materializzati. “Non ho visto una lira”, ha dichiarato la madre della Marini, aggiungendo con amarezza che il presunto truffatore non avrebbe scontato nemmeno un giorno di carcere e che, a quanto le risulta, sarebbe addirittura al lavoro. Una situazione che lascia strascichi penali ancora aperti, dato che – come ha tenuto a precisare – è in corso un ulteriore procedimento per il reato di calunnia aggravata, originato dalle dichiarazioni che quell'uomo avrebbe rilasciato sul suo conto.
Il peso di una vicenda non ancora archiviata
Quello che emerge, al di là della ritrovata serenità familiare, è dunque il retaggio di un'esperienza la cui chiusura definitiva appare ancora lontana. La Marini, da parte sua, ha descritto il proprio smarrimento di fronte al dolore materno e ha indicato nella fede religiosa il sostegno principale per affrontare quei momenti, arrivando a confessare di essersi recata in chiesa in lacrime. Sebbene il percorso giudiziario prosegua il suo iter, con un nuovo processo all'orizzonte, la vicenda viene narrata dalle protagoniste come una prova superata, almeno sul piano dei rapporti personali, attraverso un atto di fiducia che ha valore sia spirituale che umano.




