La morsa della zecca che non perdona: a Ziano di Fiemme un’encefalite fatale

La morsa della zecca che non perdona: a Ziano di Fiemme un’encefalite fatale
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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il dramma si è consumato in silenzio, tra le mura dell'ospedale Santa Chiara di Trento, dove Gianna Sommavilla, 76 anni, originaria di Moena ma residente a Ziano di Fiemme, ha perso la sua battaglia contro un nemico invisibile e minuscolo. La puntura di una zecca, avvenuta l'8 giugno nei prati vicini alla sua abitazione nella Val di Fiemme, ha innescato una reazione a catena che ha portato a un'encefalite fulminante, dalla quale non c'è stato scampo nonostante il ricovero prima a Cavalese e poi nel capoluogo trentino.

Un lutto che ha scosso profondamente la comunità locale, dove la donna era molto conosciuta e attiva, in particolare nel suo trentennale impegno all'interno della Schützenkompanie Ladins de Fasha.

Un'infezione subdola e silenziosa

La storia di Gianna Sommavilla è un monito sulla pericolosità di un parassita spesso sottovalutato. Come spiegato dalla dottoressa Mariagrazia Zuccali, direttrice del Dipartimento di Prevenzione dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari, l'evoluzione dell'infezione è stata immediatamente molto grave. Dopo i primi malesseri, la febbre alta e i sintomi neurologici hanno reso necessario il trasferimento a Trento, dove le analisi hanno confermato la natura del nemico: il virus della TBE, Tick-Borne Encephalitis, l'encefalite da zecca.

La situazione, già critica, si è aggravata in maniera rapidissima, fino al tragico epilogo di venerdì 10 luglio. Un decorso clinico che, sebbene eccezionale, richiama l'attenzione sulle possibili complicanze neurologiche di queste infezioni.

Il rischio concreto sul territorio

Il caso di Ziano di Fiemme non è, purtroppo, isolato. Le statistiche fornite dalla stessa Asuit dipingono un quadro di allerta: dall'inizio dell'anno, in Trentino si sono registrati sette casi di infezione da Tbe, due dei quali si sono evoluti in encefalite, con un esito fatale. Numeri che potrebbero sembrare contenuti, ma che testimoniano una presenza attiva del vettore sul territorio e la reale possibilità di contrarre la malattia, specialmente in aree ad alta frequentazione come i prati e i boschi della valle.

Il sindaco di Ziano di Fiemme, Fabio Vanzetta, ha confermato che non è il primo episodio che si verifica nella zona, pur sottolineando che per fortuna gli altri casi non hanno avuto un decorso così drammatico.

Una malattia che colpisce il sistema nervoso

L'encefalite da zecca è un'infezione virale acuta che può colpire il sistema nervoso centrale. Nella maggior parte dei casi, l'infezione decorre in modo asintomatico o con sintomi lievi simili a quelli influenzali. Tuttavia, in una percentuale minoritaria di casi, che può variare dal 10 al 20 per cento, il virus riesce a superare le difese e ad attaccare le meningi o il cervello stesso, scatenando la forma più grave della malattia.

In questa fase, i sintomi possono includere febbre improvvisa, forti mal di testa, nausea, vomito, rigidità del collo, confusione e, nei casi più estremi, portare a conseguenze neurologiche permanenti o alla morte. Un aspetto importante, sottolineato dagli esperti, è che la gravità della malattia tende ad aumentare con l'età, rendendo le persone anziane particolarmente vulnerabili a questi esiti.

Prevenzione e consapevolezza

Di fronte a un rischio concreto, la parola d'ordine è la prevenzione. Non esiste una terapia specifica per l'encefalite da zecca, ma è disponibile un vaccino raccomandato per chi risiede o frequenta aree a rischio come la Val di Fiemme. Al di là della vaccinazione, le regole base per proteggersi sono semplici ma fondamentali: indossare pantaloni lunghi e calzini alti durante le escursioni, usare repellenti specifici e, al rientro, ispezionare con cura il corpo per rimuovere tempestivamente le zecca, preferibilmente con una pinzetta, afferrandola il più vicino possibile alla pelle.

La velocità di rimozione è cruciale, poiché riduce drasticamente le probabilità di trasmissione del virus. La tragica vicenda di Gianna Sommavilla, il cui feretro è stato trainato dai suoi cavalli in un commosso e partecipato ultimo saluto a Moena, rimane un monito doloroso su come la natura, a volte, possa nascondere i pericoli più insidiosi.

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