Crosetto: “Per Kiev è difficile entrare in Europa, la pace va difesa”
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Redazione Esteri
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Roma. L’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea è un percorso che, nelle parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, si presenta irto di ostacoli ben al di là delle mere valutazioni politiche. Intervistato dal Corriere della Sera, il titolare del dicastero di via XX settembre ha messo in guardia sulle possibili ripercussioni economiche di un’allargamento tanto rapido quanto, a suo avviso, prematuro.
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“Tutti sanno, compresi i tedeschi, che è molto difficile”, ha dichiarato, aggiungendo che l’ingresso dell’ex repubblica sovietica – con la sua estensione territoriale e la sua struttura economica ancora in fase di transizione – provocherebbe “immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti Paesi Ue”.
Una crisi, questa, che nessuno, “neppure i tedeschi”, secondo Crosetto, potrebbe realmente permettersi di gestire in questo momento storico. laverita +3
L’analisi della situazione sul campo e il rapporto con Palazzo Chigi
In un’intervista che ha toccato i fronti caldi della sicurezza globale – dall’incursione dei droni russi in Romania, definita dal ministro un sintomo del “nervosismo di Putin” di fronte alle difficoltà sul fronte interno, fino alla crisi nello Stretto di Hormuz – Crosetto ha voluto chiarire anche la natura del suo rapporto con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. ilgiornaledivicenza +3
Smentendo categoricamente le voci di presunte frizioni o litigi in merito alle strategie di difesa nazionale, il ministro ha ribadito la coesione dell’esecutivo: “Non c’è mai stata una lite in anni su questi temi importanti per l’Italia, mai.
Abbiamo parlato, normalmente e liberamente, come sempre facciamo con tutti gli alleati, e abbiamo definito una posizione. Che io rispetto e comprendo”. Tuttavia, ha tenuto a sottolineare il suo ruolo specifico: “Poi a me tocca continuare a dire ciò che serve per garantire la sicurezza degli italiani”. ilgiornaleditalia +3
La necessità di “blindare” la pace e un nuovo sistema di difesa
La riflessione di Crosetto non si è limitata alle criticità dell’adesione di Kiev ai trattati europei, ma si è allargata a una visione strategica per il futuro del continente. Per il ministro, l’obiettivo immediato deve rimanere il raggiungimento di una tregua, ma questa non basta: occorre prepararsi a “blindare la pace”. ilgiornaleditalia +3
Il timore, espresso chiaramente, è che la Russia possa sfruttare una pausa nelle ostilità solo per riarmarsi, approfittando di un’Europa che, senza gli Stati Uniti pronti a farsi carico della sua sicurezza come in passato (tanto più che gli impegni Nato spingono verso una spesa del 3,5% del Pil), rischierebbe di trovarsi impreparata.
Per scongiurare questo rischio, Crosetto ha rilanciato la proposta – già discussa con i colleghi a Singapore – di un “grande sistema di difesa comune europeo” che vada oltre i confini dei 27, includendo Gran Bretagna, Norvegia, Balcani e la stessa Ucraina. analisidifesa +3
Un sistema che, nelle sue intenzioni, sfrutterebbe proprio la potenza dell’esercito ucraino – oggi “il più importante e forte” in campo – per creare una deterrenza efficace, a patto naturalmente che si sia arrivati a una pace stabile. laprovinciacr +3
Le implicazioni economiche di un’eventuale adesione
Tornando sul nodo dell’allargamento dell’Unione, le parole del ministro della Difesa mettono in luce il peso specifico delle variabili agricole ed economiche, spesso sottovalutate nel dibattito politico.
L’Ucraina, da sempre considerata il “granaio d’Europa”, rappresenterebbe per gli attuali Stati membri – in particolare per quelli dell’Est e per le grandi potenze agricole come la Francia e la Germania – un competitor di dimensioni e capacità produttive difficilmente assimilabile senza profonde riforme del sistema di sussidi comunitario (la Politica Agricola Comune). ilgiornaleditalia +3
L’avvertimento lanciato da Crosetto serve quindi a raffreddare gli entusiasmi di chi, come il cancelliere tedesco Friedrich Merz, spinge per uno status di “membro associato” o per un’accelerazione dei negoziati.
Una scelta di questo tipo, se attuata senza le opportune contromisure, rischierebbe di squilibrare il mercato e generare tensioni sociali in quei Paesi la cui economia dipende fortemente dal settore primario.
Una difficoltà, quella evocata dal ministro, che rende la prospettiva di Kiev a Bruxelles un’ipotesi più lontana di quanto i comunicati ufficiali lascino intendere. analisidifesa +3




