Vannacci candida un generale a Milano, Maullu attacca: "Non sei De Gaulle"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Una mossa che ha acceso il dibattito politico a Milano, sebbene non sia stata ancora valutata in tutte le sue implicazioni, è quella di Roberto Vannacci: portare alle elezioni comunali per la successione al sindaco Beppe Sala un candidato espresso dal suo movimento, Futuro Nazionale, nella persona di un altro ex ufficiale dei Carabinieri, il generale in congedo Carmelo Burgio.

Un curriculum militare di tutto rispetto, costellato da missioni complesse all’estero, ma un'esperienza amministrativa pari a zero, avendo egli speso la vita in un mestiere profondamente diverso da quello del governo di una metropoli.

Dalla Valtellina a Palazzo Marino

Carmelo Burgio, 69 anni, da tempo residente in Valtellina, a Tirano, è stato scelto da Roberto Vannacci come volto del suo progetto per Palazzo Marino. «Tirano è il mio buen retiro», ha raccontato lo stesso ex generale, che si trova ora a fare i conti con una sfida politica di prim'ordine, forte di un passato nelle Forze Armate ma privo di qualsiasi incarico precedente in ambito civico o amministrativo. Il legame con la Valtellina è dunque stretto, ma è la sua candidatura a Milano a far discutere, soprattutto per il modo in cui viene presentata e per le implicazioni simboliche che porta con sé.

L'attacco di Maullu: "Retorica fuori luogo"

La reazione non si è fatta attendere e lo scontro è già aperto, in particolare con l'ala più tradizionale del centrodestra. A intervenire duramente è stato Stefano Maullu, vicepresidente dei deputati di Fratelli d'Italia, che ha contestato l'approccio e le parole d'ordine evocate dal leader di Futuro Nazionale, in particolare per quanto riguarda la sicurezza.

«Probabilmente Vannacci, reduce dalla visione del film di Gillo Pontecorvo, pensa che Milano sia come Algeri ai tempi della dominazione francese», ha attaccato Maullu, definendo del tutto inappropriato il riferimento a operazioni di tipo militare per una grande città europea. Il riferimento storico è un richiamo esplicito alla battaglia di Algeri, e per il vicepresidente dei deputati di FdI si tratta di una facile strumentalizzazione delle politiche securitarie, che non può essere accettata.

«Milano non è Algeri e tu non sei De Gaulle», ha sentenziato, chiudendo di fatto a qualsiasi parallelo tra l'azione dell'esercito in un contesto coloniale e la gestione dell'ordine pubblico in una metropoli contemporanea.

L'ombra dell'uniforme e il ruolo delle istituzioni

Al di là della polemica politica, la candidatura di un alto ufficiale (peraltro presentato in pubblico con la propria uniforme, circostanza che solleva più di una perplessità) a sindaco di Milano impone una riflessione più profonda. È un tema delicato, che riguarda il ruolo delle Istituzioni di garanzia – come le Forze Armate e di Polizia – all'interno del nostro impianto democratico e costituzionale.

La loro essenza, e la loro rappresentazione pubblica, risiede nella totale e indiscutibile imparzialità, un valore che viene manifestato anche da ciò che comunicano i suoi componenti, pure quando, cessati dal servizio, scelgono di presentarsi richiamando il proprio passato.

Quando un servitore dello Stato, che ha incarnato ai massimi livelli una funzione pubblica e detiene il legittimo monopolio della forza, decide di spendere il prestigio della propria storia e il simbolo della divisa nell'arena della competizione elettorale, deve interrogarsi se compia uno strappo nel tessuto della fiducia pubblica.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.