Lo strano caso degli allenatori che si dimettono (solo) alla Fiorentina
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Redazione Sport
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Capire cosa stia accadendo alla Fiorentina non è semplice, soprattutto quando le dimissioni degli allenatori sembrano seguire uno schema ricorrente, lasciando più domande che risposte. L’ultimo a lasciare, Raffaele Palladino, ha sollevato un polverone, con versioni contrastanti che alimentano il mistero. Se Gattuso, prima di lui, aveva addirittura firmato un patto di segretezza con la società, Prandelli aveva inizialmente citato lo stress, salvo poi ammettere: "Stavo sulle palle a tutti, perché il mio modo di fare era coinvolgere tutti, mentre c’era molta individualità, non solo tra i giocatori ma anche a livello di dirigenti".
Alberto Malusci, ex difensore viola, ha provato a fare chiarezza parlando a Radio Bruno, puntando il dito su un problema strutturale: "Palladino non va d’accordo con Pradè, una situazione del genere ti fa partire in svantaggio". Secondo l’analisi dell’ex calciatore, il rapporto tra allenatore e direttore sportivo è fondamentale, e quando manca sintonia, il risultato è un ambiente già compromesso prima ancora di scendere in campo. "Difficile progettare la Fiorentina sempre all’ultimo tuffo e con tanti prestiti", ha aggiunto, sottolineando una gestione che sembra mancare di pianificazione.
Intanto, la società è alla ricerca di un nuovo tecnico, e tra i nomi circolanti c’è anche quello di Stefano Pioli, già sulla panchina viola in passato. Ma il clima non è dei più sereni, complici le parole dure della Curva Fiesole, che in un comunicato su Instagram ha attaccato senza mezzi termini la dirigenza: "Dopo anni di silenzi, fiducia e sacrifici, ci ritroviamo davanti all’ennesima dimostrazione di arroganza e incompetenza". Un atto d’accusa che non risparmia neppure il presidente Commisso, invitato a "dosare meglio le sue parole", dopo alcune uscite pubbliche giudicate poco opportune.




