Tumore della prostata, 30 domande per affrontare diagnosi e cure

Tumore della prostata, 30 domande per affrontare diagnosi e cure
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Redazione Salute Redazione Salute   -   Una Carta delle Domande per aiutare gli uomini con tumore della prostata a confrontarsi con i medici, comprendere le possibilità terapeutiche e affrontare le conseguenze della malattia sulla vita quotidiana. Il progetto, promosso dalla Società italiana di uro-oncologia (Siuro) insieme all'associazione Europa Uomo Italia, è stato presentato il 7 ottobre al ministero della Salute, a Roma. L'iniziativa nasce dalla necessità di superare paure, tabù e difficoltà di comunicazione che spesso accompagnano una diagnosi oncologica.

In Italia 485mila uomini convivono con il tumore della prostata

Il cancro alla prostata è la neoplasia più frequentemente diagnosticata nella popolazione maschile italiana. Secondo il rapporto «I numeri del cancro in Italia 2024», sono circa 485mila gli uomini che vivono dopo aver ricevuto questa diagnosi, compresi coloro che hanno già concluso i trattamenti. Nello stesso anno sono stati stimati circa 40mila nuovi casi. La sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi raggiunge il 91%, mentre per chi ha superato il primo anno la probabilità di vivere altri quattro anni è del 94%. Queste percentuali descrivono l'andamento complessivo della patologia, ma non rappresentano una previsione individuale, perché la prognosi dipende dalle caratteristiche e dallo stadio del tumore.

Rolando Maria D'Angelillo, presidente della Siuro, sottolinea che la malattia presenta caratteristiche molto diverse da un paziente all'altro e richiede percorsi personalizzati. I progressi della diagnostica e delle terapie hanno ampliato le possibilità di trattamento, anche nelle forme avanzate. Per molti uomini con una neoplasia a basso rischio può essere indicata la sorveglianza attiva, un programma di controlli periodici che consente di evitare o rinviare interventi non necessari e i relativi effetti indesiderati. La scelta viene effettuata sulla base delle condizioni cliniche, mantenendo la possibilità di intervenire quando gli accertamenti individuano elementi che richiedono un trattamento.

La Carta delle Domande affronta cure, sessualità e qualità della vita

Il documento raccoglie 30 quesiti elaborati attraverso la collaborazione tra specialisti e rappresentanti dei pazienti. Le domande riguardano la diagnosi, le alternative terapeutiche, le possibili conseguenze delle cure, la continenza urinaria, la sessualità e la relazione di coppia. La guida può essere consultata a casa prima dell'appuntamento, selezionando gli argomenti più importanti per la propria situazione. Durante il colloquio è possibile utilizzarla anche con l'aiuto di un familiare o di una persona che presta assistenza. L'obiettivo è permettere a ciascuno di esprimere esigenze personali e partecipare alle decisioni mediche con una maggiore comprensione dei benefici e dei rischi.

Claudio Talmelli, presidente di Europa Uomo Italia, richiama l'attenzione sulle difficoltà che possono emergere durante una visita. L'emozione, il linguaggio specialistico e la quantità di informazioni ricevute possono impedire al malato di formulare domande che aveva preparato in precedenza. Tra le preoccupazioni più difficili da affrontare ci sono anche quelle legate al lavoro, alle abitudini personali e alla possibilità di mantenere una vita affettiva soddisfacente. Per questo l'associazione ha contribuito alla preparazione del documento portando l'esperienza diretta degli uomini che hanno affrontato un percorso oncologico.

Le tre paure descritte da Paola Binetti e il ruolo dei medici

Durante la presentazione, Paola Binetti, professore emerito di Storia della Medicina e Scienze umane all'Università Campus Bio-Medico, ha individuato tre paure particolarmente significative. La prima riguarda la malattia e la morte, anche se i progressi scientifici consentono in molti casi di convivere a lungo con il cancro. La seconda interessa le conseguenze sulla sfera sessuale e affettiva, che possono modificare la percezione di sé all'interno della coppia. La terza è collegata alla sensazione di aver attraversato una frontiera personale, associata alla perdita di forza e all'invecchiamento. Sono timori che, secondo la docente, richiedono attenzione anche sul piano umano, oltre che clinico.

Binetti ha richiamato inoltre il peso delle informazioni inesatte che circolano tra amici, colleghi e familiari. False convinzioni e notizie prive di fondamento possono alimentare l'ansia e rendere più difficile affrontare le decisioni terapeutiche. Nel rapporto con il malato, ha spiegato, chirurghi, urologi, radioterapisti e oncologi devono costruire una relazione capace di trasmettere fiducia e sicurezza, senza identificare la persona esclusivamente con la sua diagnosi. Anche per questo il progetto attribuisce importanza al dialogo diretto con gli specialisti, distinguendo le indicazioni cliniche dalle convinzioni diffuse al di fuori dell'ambiente sanitario.

Il percorso terapeutico può coinvolgere diverse professionalità: oltre agli specialisti che intervengono nella diagnosi e nel trattamento, possono essere necessari infermieri, psicologi ed esperti della riabilitazione. Tra i quesiti suggeriti ai pazienti figura anche quello relativo alla valutazione del proprio caso da parte di un gruppo multidisciplinare. La Carta sarà distribuita nei centri uro-oncologici coinvolti nella prima fase sperimentale ed è disponibile anche in formato digitale. Il progetto prevede inoltre materiali informativi sui social media, webinar e iniziative di sensibilizzazione.

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