Btp Valore, il Tesoro diffonde i dati definitivi: oltre 522mila contratti per un taglio medio di 31mila euro
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Redazione Economia
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Il sette consecutive di collocamenti dedicati al piccolo risparmiatore si chiude con numeri che fotografano in maniera piuttosto precisa la propensione all’investimento delle famiglie italiane, e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, come sua consuetudine al termine di ogni finestra utile per le sottoscrizioni, ha provveduto a diffondere il dettaglio analitico dell’operazione appena conclusa, ieri andata in archivio dopo cinque giorni di raccolta ordini. I 522.214 contratti registrati, un numero che da solo racconta la capillarità del fenomeno, hanno generato un controvalore complessivo pari a 16.222,584 milioni di euro, una cifra, quest’ultima, che si allinea sostanzialmente alle attese della vigilia e che conferma il ruolo centrale di questa particolare famiglia di titoli di Stato nella strategia di finanziamento del debito pubblico. È il taglio medio dell’investimento, quel rapporto matematico tra somma totale incassata e numero di operazioni messe a segno, a offrire lo spaccato più interessante: 31.065 euro, un valore che testimonia una partecipazione massiccia da parte di quel pubblico, il cosiddetto retail, a cui l’emittente si rivolge in esclusiva.
La fotografia degli importi, oltre il 63% dei contratti sotto i ventimila euro
Se si scende nel dettaglio della distribuzione per fasce, emerge con chiarezza la frammentazione della domanda in tante piccole quote, una caratteristica, questa, che differenzia nettamente il Btp Valore dalle aste istituzionali dove a muoversi sono soprattutto i grandi investitori. Analizzando i dati comunicati dal Tesoro, si scopre infatti che circa il 63,5% del totale delle sottoscrizioni, quindi la netta maggioranza delle operazioni concluse, ha riguardato importi contenuti al di sotto della soglia dei 20mila euro, a riprova del fatto che lo strumento viene percepito come un contenitore per il risparmio accantonato, per quel gruzzolo che le famiglie decidono di parcheggiare in un bene rifugio per eccellenza qual è il debito pubblico italiano. Ampliando ulteriormente il campo visivo, e portando l’asticella fino a 50mila euro, si arriva a coprire una fetta impressionante del totale, vale a dire il 90% dei contratti: nove risparmiatori su dieci, insomma, hanno scelto di non superare questa cifra, muovendosi con una prudenza che appare piuttosto evidente e che, va detto, consente anche di beneficiare dell’esclusione dal calcolo Isee fino al medesimo ammontare complessivo, un vantaggio fiscale non secondario nelle scelte di portafoglio.
Il canale digitale prevale, quattro contratti su diece via home banking
Parallelamente alla distribuzione per importi, il dicastero di Via XX Settembre ha voluto fornire indicazioni anche sulle modalità con cui i risparmiatori hanno effettuato i loro ordini, e i numeri disegnano un panorama in evoluzione per quanto riguarda il rapporto tra clientela e sportello. Sebbene la tradizione del contatto fisico con il direttore di banca o con l’impiegato postale conservi ancora un suo peso specifico, e in alcuni casi rappresenti anzi una rassicurazione insostituibile, la quota di coloro che hanno operato in autonomia attraverso i sistemi di *home banking* ha raggiunto una percentuale considerevole, assestandosi intorno al 40% del totale delle sottoscrizioni effettuate dalla clientela al dettaglio. Si tratta di un dato, questo, che gli esperti del settore leggono come il segnale di una crescente familiarità con gli strumenti digitali applicati alla finanza personale, una familiarità che permette di confrontare le condizioni, di evitare code e di perfezionare l’investimento in qualsiasi momento della giornata, restando comodamente davanti a uno schermo.




