Prezzi carburanti, la benzina riprende a salire mentre il gasolio cala e i cartelli regionali scompaiono
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Redazione Economia
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Dopo una brevissima pausa di due giorni, che aveva fatto sperare in un'inversione di tendenza, il prezzo della benzina torna puntualmente a salire sulle strade italiane. Secondo i rilevamenti quotidiani effettuati dal Mimit, nella giornata di sabato 29 agosto la verde ha registrato un incremento medio di due millesimi sulla rete nazionale, portandosi a quota 2,016 euro al litro, mentre in autostrada il rincaro è stato di un solo millesimo, con una media che arriva a toccare i 2,096 euro al litro.
Un movimento rialzista che interrompe bruscamente quel breve momento di stabilità e che riporta l'attenzione su un fenomeno destinato a pesare in modo significativo sulle tasche degli automobilisti, già messi a dura prova da un'estate che non concede tregua sul fronte dei consumi energetici.
Gasolio in controtendenza e il mistero dei cartelli scomparsi
Il quadro dei prezzi, tuttavia, non è uniforme e presenta un andamento differenziato per quanto riguarda il gasolio, che al contrario continua imperterrito la sua fase di leggera flessione. Il diesel, infatti, ha subito un ulteriore ribasso di un millesimo sulla rete nazionale, attestandosi su una media di 2,130 euro al litro, mentre in autostrada la riduzione è stata più marcata, pari a due millesimi, con un prezzo medio che scende a 2,204 euro al litro.
In questo contesto di oscillazioni giornaliere, spesso difficili da interpretare per il consumatore finale, emerge con prepotenza un altro elemento di distorsione del mercato: i cartelli che, per disposizione governativa, avrebbero dovuto esporre il prezzo medio regionale della benzina e del gasolio sono praticamente scomparsi dalla quasi totalità dei distributori, rendendo di fatto impossibile qualsiasi forma di trasparenza comparativa sul territorio.
Il peso delle accise e il confronto con l'Europa
Quella dei cartelli, come osservano gli analisti del settore, era una misura che aveva già mostrato i suoi limiti fin dalla sua introduzione, ma che nelle more di questa fase di forte instabilità dei prezzi internazionali del petrolio e delle materie prime risulta ancora più inutile e fuori luogo.
Se da un lato i dati diffusi dal ministero certificano le variazioni minime del giorno, dall'altro è ormai evidente come il prezzo finale dei carburanti sia ormai sfuggito a qualsiasi forma di controllo, se non addirittura di ragionevole previsione, da parte di chi dovrebbe vigilare sul rispetto delle regole del mercato e sulla tutela dei consumatori.
A pesare sulla composizione del prezzo, come noto, rimangono in misura preponderante le accise e le componenti fiscali, che continuano a incidere per una quota sostanziale su ogni litro erogato, rendendo il confronto con gli altri paesi europei non solo impietoso ma anche sintomatico di un sistema di tassazione che grava in modo asimmetrico sui cittadini italiani.
La richiesta italiana all'Europa e il caso del Brennero
In una coincidenza temporale che appare quanto meno singolare, mentre sui distributori si registravano questi movimenti al rialzo e al ribasso, la diplomazia italiana si muoveva su un altro fronte altrettanto delicato, quello degli acquisti militari.
Lo stesso sabato 29 agosto, infatti, è arrivata a Bruxelles una lettera ufficiale partita da Roma con la quale l'Italia ha formalmente chiesto di accedere a 8,9 miliardi di euro di prestiti del Safe, il fondo europeo destinato a sostenere gli investimenti nel settore della difesa, una cifra che rappresenta una parte consistente dei 14,9 miliardi complessivi che erano stati prenotati e tenuti in sospeso per oltre un anno tra annunci altalenanti e smentite poco convincenti.
Una richiesta che, se da un lato conferma l'impegno del paese sul fronte della spesa militare comune, dall'altro stride con la quotidianità di chi, nella stessa giornata, si trovava a fare i conti con prezzi alle stelle lungo le arterie principali.
Il Codacons, nel corso di un consueto monitoraggio dei prezzi praticati lungo le autostrade, ha rilevato proprio sull'A22 del Brennero un distributore che vendeva il gasolio servito a 3,159 euro al litro, una cifra che, se confrontata con la media nazionale di poco superiore ai due euro, appare clamorosamente fuori scala e che alimenta il dibattito sulla necessità di una maggiore incisività dei controlli e di una trasparenza che, al momento, sembra essere un miraggio.
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