Ferrari trionfa in Texas: la 499P n. 50 vince la 6 Ore del WEC davanti a Cadillac e Alpine

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A due mesi dal successo della BMW in Brasile, il FIA World Endurance Championship ha fatto ritorno nel continente americano per il tradizionale appuntamento texano, la Lone Star Le Mans, quinta delle otto prove che compongono il calendario 2026.

Il Circuit of The Americas ha ospitato una gara che per lunghi tratti è sembrata potersi giocare su un equilibrio al limite del millesimo di secondo, come già dimostrato dalla sessione di qualifica di ieri, quando Antonio Giovinazzi aveva firmato una pole position straordinaria con un tempo identico a quello di Jack Aitken sulla Cadillac, salvo poi vedere il britannico costretto a cedere la prima piazza a causa del giro completato qualche minuto più tardi, un dettaglio che gli è costato la possibilità di scattare davanti a tutti.

Le premesse per una gara tiratissima c'erano tutte, con la Ferrari ancora alla ricerca della prima vittoria stagionale e una Cadillac che, analogamente, non aveva ancora assaporato il gusto del gradino più alto del podio nel 2026.

La prima metà di gara: Giovinazzi e la gestione della Ferrari

Il via della 6 Ore del Texas è stato controllato con autorevolezza da Antonio Giovinazzi, l'ex pilota di Formula 1 che ha saputo gestire la partenza della 499P numero 51 con la precisione e la freddezza che contraddistinguono i migliori interpreti della classe regina. Nelle fasi iniziali, Giovinazzi ha tenuto a bada le insidie portate dalla Cadillac, mantenendo un ritmo che lasciava presagire un duello serrato per il vertice della classifica.

L'equilibrio, come spesso accade in questo campionato, è destinato a rompersi con il passare dei giri e con l'entrare in gioco delle diverse strategie di sosta, e il primo vero scossone alla corsa si è verificato a cavallo tra la seconda e la terza ora di gara, quando il leader della corsa ha effettuato il secondo pit stop per cedere il volante della vettura di Maranello a James Calado.

Il cambio al volante della Ferrari #51 ha rappresentato un momento cruciale, perché ha di fatto aperto una fase di gara in cui la Toyota, fino a quel momento rimasta in agguato, ha trovato lo spazio per balzare in testa alla corsa, approfittando di un ritmo che sembrava poterla proiettare verso un risultato di prestigio.

La classifica dopo le prime quattro ore vedeva la Toyota davanti a tutti, con Cadillac e Alpine a inseguire, ma la consapevolezza che gli ultimi 120 minuti potessero riservare ancora scenari inaspettati era palpabile nell'aria texana, resa ancora più densa di incertezza dalla minaccia della pioggia, un elemento che gli operatori del settore monitoravano con attenzione e che, nelle previsioni, avrebbe potuto stravolgere le carte in tavola.

La svolta e il dominio della 499P n. 50

Il copione della corsa, però, ha subito una torsione decisiva nella fase avanzata della competizione, quando la Ferrari è riuscita a ricompattarsi e a piazzare l'attacco decisivo che le ha permesso di riprendersi la scena. La vittoria, al termine delle 6 ore di gara, è andata alla 499P numero 50, affidata al trio formato da Miguel Molina, Nicklas Nielsen e Antonio Fuoco, che ha regalato al marchio di Maranello il primo, importantissimo successo stagionale nel FIA World Endurance Championship.

Per la Ferrari si tratta dell'ottava gioia nella classe regina del WEC, mentre per il Circuit of The Americas è il secondo sigillo dopo quello già ottenuto in passato dalla stessa vettura, a testimonianza di un feeling particolare che la casa di Maranello sembra aver sviluppato con il tracciato texano.

Il podio, oltre alla vettura vincitrice, ha visto salire la Cadillac di Earl Bamber, Jack Aitken e Sébastien Bourdais, che ha chiuso al secondo posto dopo aver condotto per diversi tratti della corsa e aver mostrato un passo competitivo che lascia ben sperare per il prosieguo della stagione. Terzo gradino del podio per l'Alpine, con il giovane e talentuoso equipaggio composto da Antonio Felix Da Costa, Charles Milesi e Ferdinand Habsburg, capaci di tenere un ritmo costante e di non commettere errori nelle fasi cruciali della gara.

La Toyota, dopo essere passata brevemente in testa, ha dovuto cedere il passo ai diretti rivali, chiudendo con un risultato che, seppur positivo, lascia l'amaro in bocca per l'occasione sfumata.

Le strategie e il peso della qualifica

La gara texana ha confermato ancora una volta come la strategia stia diventando un fattore sempre più determinante nel WEC, capace di influenzare le sorti di una corsa tanto quanto il puro passo in pista. Il gioco delle soste, i tempi di ingresso ai box e la gestione degli pneumatici hanno giocato un ruolo chiave nel determinare l'ordine d'arrivo, con Ferrari che ha saputo leggere meglio le evoluzioni della corsa rispetto alle dirette concorrenti.

La pioggia, che aleggiava come possibilità concreta nelle fasi centrali della competizione, non è poi arrivata a sconvolgere i piani, ma la sua minaccia ha comunque costretto i team a tenere sempre aperta l'opzione di un eventuale cambio di gomme, aggiungendo un ulteriore livello di complessità alla gestione della gara.

Da sottolineare, infine, il valore della prestazione di Antonio Giovinazzi, che nonostante il cambio al volante abbia di fatto interrotto la sua corsa al comando, ha dimostrato con la pole position e con i primi giri di gara di poter ambire a un risultato di primissimo piano.

L'identità dei tempi con Aitken nelle qualifiche aveva già acceso i riflettori su un duello che potrebbe riproporsi nelle prossime tappe del campionato, con la Ferrari che ora, grazie a questo successo, può guardare al resto della stagione con rinnovato ottimismo, forte di una vittoria che mancava dall'inizio dell'anno e che spezza un digiuno che iniziava a farsi sentire all'interno della scuderia.

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