Il melanoma under 50 e il ‘paradosso solare’ che inganna chi si crede al sicuro
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Redazione Salute
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Con l’arrivo della bella stagione e le prime esposizioni al sole, la prevenzione del melanoma – terzo tumore più diagnosticato tra gli under 50, con un’incidenza che ormai sfiora i 15mila nuovi casi l’anno in Italia – torna al centro del dibattito dermatologico. Eppure, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, proteggersi dai raggi ultravioletti non equivale a spalmarsi la crema solare mezz’ora prima di uscire di casa. Giovanni Pellacani, presidente di Sidemast (la Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse), lo chiarisce senza mezzi termini: serve una “vera e propria strategia in tre mosse”. Un’indicazione che arriva mentre i casi di questo tumore della pelle sono più che raddoppiati in vent’anni, passando dai 6mila del 2024 agli attuali 15mila, e colpiscono uomini e donne in egual misura sotto i cinquant’anni.
Il nemico che viene dal cielo (anche quando è nuvoloso)
Il sole rimane un alleato prezioso per le ossa e le difese immunitarie, migliora l’umore e allevia i sintomi di psoriasi e dermatite atopica. Ma è anche un nemico subdolo: macchia, invecchia precocemente, brucia e – nei casi più gravi – può indurre melanomi. Un inganno, quest’ultimo, che riguarda persino chi ha la carnagione scura o è già abbronzato, senza dimenticare le giornate nuvolose o ventose. I danni, spiegano gli esperti, non sono immediati: si accumulano nel tempo, strato dopo strato, esposizione dopo esposizione. E qui si innesta il fenomeno noto come “paradosso della crema solare”.
Il ‘paradosso della protezione’ e i falsi miti che persistono
A poche settimane dalla Giornata Nazionale per la Prevenzione del Melanoma (il prossimo 2 maggio), la Fondazione Melanoma ha messo in guardia proprio su questo meccanismo perverso. Utilizzare la crema solare come scudo principale, senza ridurre i tempi di esposizione o cercare l’ombra nelle ore più calde, può paradossalmente aumentare il rischio. Come? Fornendo un falso senso di sicurezza: chi si sente protetto tende a restare più a lungo sotto i raggi ultravioletti, moltiplicando il danno cumulativo. E così, nonostante le campagne di sensibilizzazione si moltiplichino, i comportamenti a rischio restano diffusi. Il problema, rilevano i dermatologi, non è la carenza di informazioni, quanto piuttosto la resistenza di alcuni falsi miti: “tanto la pelle scura non si brucia”, “se c’è il vento il sole non scotta”, “l’abbronzato di ieri è già protetto oggi”. Nessuna di queste credenze regge al vaglio dei dati epidemiologici.
Tre mosse per una strategia (senza crepe)
Qual è allora la strada indicata da Pellacani e dalla Sidemast? Una strategia articolata in tre punti: limitare l’esposizione diretta nelle ore centrali della giornata, indossare indumenti protettivi (cappelli a tesa larga, occhiali con filtro UV) e solo infine applicare correttamente la crema solare, riapplicandola ogni due ore e dopo ogni bagno. I soli non bastano mai da soli, e i numeri lo confermano: quasi 15mila italiani scoprono ogni anno di avere un melanoma, una diagnosi che sotto i cinquant’anni è diventata fin troppo frequente. Ma dalla consapevolezza alla pratica quotidiana – ecco il vero scoglio – il passo resta ancora lungo, come dimostra il raddoppio dei contagi in due decenni nonostante decine di campagne e avvisi pubblicitari.




