Il telepedaggio cambia volto: lo smartphone sta per mandare in pensione lo scatolotto sul cruscotto

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Per oltre quarant’anni, quel piccolo parallelepipedo di plastica nera attaccato al parabrezza con una striscia di velcro – o infilato alla meno peggio nel borsello per chi viaggia in moto – è stato il lasciapassare silenzioso per migliaia di automobilisti, liberandoli dalla sosta al casello e dalla ricerca nervosa delle monetine nel portaoggetti. Eppure, quel dispositivo che abbiamo imparato a conoscere con il marchio Telepass, e più di recente con le insegne di UnipolMove o MooneyGo, potrebbe presto fare la fine delle vecchie Viacard, destinato a diventare un reperto da collezione in qualche cassetto delle rimesse. Una svolta tecnologica, almeno sulla carta, si profila all’orizzonte, e riguarda un oggetto che ormai consideriamo una protesi della nostra mano: lo smartphone.

Il cuore di questa possibile rivoluzione, che interessa da vicino il mercato italiano della mobilità a pagamento, batte il nome di MobiQ, una società americana che opera sotto l’egida del colosso nipponico Denso -2. L’idea di fondo, per certi versi tanto semplice quanto dirompente, è quella di eliminare del tutto la necessità di un hardware dedicato da installare a bordo del veicolo. Al suo posto, secondo quanto emerge dalle prime indiscrezioni, ci sarebbe un sistema software che sfrutta le potenzialità dei moderni cellulari, trasformandoli di fatto in un transponder invisibile. Non ci sarebbero più, quindi, i costi di spedizione del dispositivo, né l’attesa per la sostituzione di un’unità danneggiata, procedure che chiunque abbia avuto a che fare con questi servizi conosce fin troppo bene -1-5.

Il sistema V2X e l’addio alla sbarra fisica

La tecnologia su cui punta MobiQ si basa su protocolli di comunicazione V2X, acronimo che sta per vehicle-to-everything, il veicolo che dialoga con tutto ciò che gli sta intorno -3. In pratica, sarebbe lo stesso smartphone, una volta attivata una applicazione dedicata, a emettere un segnale radio criptato in grado di interagire con le antenne presenti lungo le corsie autostradali. Il passaggio al casello avverrebbe in modalità totalmente passiva per il conducente: i sensori di pista, leggendo il segnale del telefono e incrociando i dati con la targa del veicolo precedentemente registrata, autorizzerebbero il transito e l’addebito diretto sul conto digitale associato al profilo. Per i motociclisti, in particolare, il salto in avanti sarebbe notevole, liberando il manubrio da supporti precari e borse, e risolvendo l’eterno problema del corretto posizionamento del dispositivo sotto il cupolino per garantirne la lettura -3.

Non si tratta soltanto di abbandonare la plastica, ma di ripensare l’intera filiera del servizio. Se da un lato le app di operatori come Telepass hanno già ampliato a dismisura l’offerta, permettendo di pagare parcheggi, bolli e persino skipass, dall’altro il nodo del dispositivo fisico è rimasto sempre lì, un vincolo contrattuale e logistico non da poco -4-9. Con un sistema puramente digitale, verrebbe meno la necessità dei punti fisici di ritiro, gli odierni Telepass Point sparsi per le stazioni di servizio, dove ancora oggi ci si reca per cambiare targa o restituire l’apparecchio -6-8. La gestione diventerebbe interamente da remoto, più fluida e potenzialmente meno soggetta a penali per ritardi nella riconsegna dell’"old device", quelle spese da 25 euro che scattano se non si rispedisce indietro la vecchia scatoletta entro venti giorni -5.

L’evoluzione di un mercato ormai maturo

L’arrivo di una soluzione come quella proposta da MobiQ si inserisce in un contesto che, negli ultimi anni, ha visto sgretolarsi il monopolio storico di Telepass. L’ingresso di UnipolMove prima, e di MooneyGo poi, ha aperto il mercato a logiche concorrenziali, abituando gli utenti a confrontare canoni e offerte -7-10. Il passo successivo, la dematerializzazione totale, appare quindi come una conseguenza quasi inevitabile dell’evoluzione digitale. Se già oggi molte autostrade europee, e alcuni tratti italiani come la Pedemontana lombarda, utilizzano portali che fotografano le targhe e consentono il pagamento online a posteriori, la vera innovazione starebbe nella totale automaticità del processo, senza bisogno che l’utente esegua alcuna operazione se non quella di avere il telefono con sé, in tasca o nel borsello -7.

Resta da capire come reagiranno gli attuali giganti del settore, ma la direzione, a quanto pare, è già scritta. Il sistema si basa su una architettura software che promette di risolvere anche i piccoli grandi problemi quotidiani: niente più batterie scariche del dispositivo, niente più attese per la sostituzione in caso di guasto, niente più code ai centri servizi per aggiornare i dati del contratto. L’auto, o la moto, diventa essa stessa il veicolo abilitato, con lo smartphone a fare da ponte, e da portafoglio, tra l’asfalto e il gestore del pedaggio. Le sperimentazioni, al momento, sembrano essere ancora in una fase embrionale, ma l’obiettivo dichiarato da MobiQ e da Denso è quello di portare questa tecnologia anche in Europa, andando a scardinare un'abitudine che, per generazioni di viaggiatori, è sempre stata associata all’idea di attaccare qualcosa al vetro prima di partire -2-3.

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