Stellantis, approvato il rinnovo CCSL: aumenti e nuove richieste

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Redazione Economia Redazione Economia   -   È stata approvata la piattaforma per il rinnovo del Contratto collettivo specifico di lavoro (CCSL) 2027-2030, che interessa i dipendenti di Stellantis, Ferrari, Iveco e CNH Industrial. Le organizzazioni sindacali firmatarie hanno dato il via libera alle richieste economiche e normative da presentare alle aziende, aprendo il percorso per un nuovo accordo. La decisione arriva in una fase particolarmente delicata per l'industria automobilistica italiana, segnata dalle difficoltà produttive di diversi stabilimenti e dalle richieste di maggiori garanzie occupazionali.

Il voto dei delegati e gli aumenti salariali richiesti

La piattaforma presentata da Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr ha ottenuto un consenso quasi unanime nella consultazione delle rappresentanze sindacali aziendali del 15 e 16 ottobre. Su 512 delegati votanti, 507 si sono espressi a favore, cinque hanno votato contro e non si sono registrate astensioni. Il risultato, comunicato ufficialmente il 19 ottobre 2026, consente alle sigle firmatarie di trasmettere le rivendicazioni ai gruppi industriali e chiedere l'apertura del negoziato. L'attuale contratto scade il 31 dicembre, mentre il nuovo impianto prevede una durata quadriennale per le norme e biennale per la parte economica.

La principale richiesta salariale consiste in un incremento della paga base del 3,3% annuo per ciascuno dei primi due anni, corrispondente a circa 150 euro medi mensili complessivi a regime. Il documento propone anche un adeguamento del premio di risultato, maggiori contributi aziendali alla previdenza complementare e la tutela dei superminimi individuali. Sul versante normativo vengono chieste nuove misure per la sicurezza, la formazione professionale e la conciliazione tra lavoro e famiglia. Tra gli interventi figurano permessi aggiuntivi, percorsi di stabilizzazione per il personale precario e un confronto sindacale sugli effetti dell'intelligenza artificiale nell'organizzazione produttiva.

La Fiom chiede un bonus una tantum e denuncia la crisi dell'automotive

Una posizione differente arriva dalla Fiom Cgil, che ha annunciato la preparazione di proprie piattaforme rivendicative. Il sindacato chiederà un pagamento una tantum di 1.000 euro per compensare la perdita di potere d'acquisto subita dai lavoratori negli ultimi due anni, insieme a un adeguamento delle retribuzioni al costo della vita. Samuele Lodi, segretario nazionale, e Ciro D'Alessio, coordinatore del settore automotive, hanno inoltre indicato la necessità di superare l'attuale sistema contrattuale e rafforzare le tutele normative. Le proposte saranno discusse nelle assemblee degli stabilimenti e successivamente sottoposte al voto dei dipendenti.

Alla base delle rivendicazioni della sigla metalmeccanica della Cgil c'è una valutazione particolarmente preoccupata della situazione industriale italiana. I dirigenti sindacali descrivono un settore prossimo a una crisi profonda, attribuendo le difficoltà alla scarsità dei volumi produttivi, alla transizione tecnologica e alle incertezze che interessano anche le macchine agricole, il movimento terra e il trasporto merci dopo i recenti cambiamenti proprietari. La richiesta economica viene dunque accompagnata dalla volontà di modificare le regole della contrattazione e intervenire sulle condizioni di lavoro in fabbrica.

Cassino ancora ferma, mentre prende forma il progetto diesel-ibrido

Le difficoltà produttive trovano una delle espressioni più evidenti nello stabilimento di Cassino, a Piedimonte San Germano. L'azienda ha disposto un'ulteriore sospensione delle attività dal 19 al 23 ottobre, coinvolgendo lastratura, verniciatura, montaggio e reparti collegati. Soltanto il personale necessario alle operazioni della cosiddetta fabbrica Zero viene convocato. Si tratta della terza settimana consecutiva di fermo per le principali linee automobilistiche, dedicate ad Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale. Nei primi nove mesi del 2026, secondo i dati Fim-Cisl, la produzione si è attestata a 8.897 vetture, con una flessione del 37,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e appena 56 giornate lavorate.

Il confronto tra vertici aziendali e sindacati tenuto a Roma il 15 ottobre ha affrontato anche il futuro degli impianti di Termoli e Mirafiori. Per il sito laziale le organizzazioni dei lavoratori chiedono un piano industriale con indicazioni concrete su modelli, volumi e occupazione, mentre le decisioni aziendali sono state rinviate alla fine dell'anno. La preoccupazione riguarda anche le imprese dell'indotto: il presidente di Unindustria Cassino, Vittorio Celletti, ha richiamato l'attenzione sulle prospettive della componentistica e sui rischi legati a eventuali cambiamenti nelle catene di fornitura.

Un segnale industriale di segno diverso riguarda la sperimentazione di un nuovo sistema di propulsione diesel-ibrido destinato ai veicoli commerciali di grandi dimensioni. Il progetto coinvolge lo stabilimento motoristico di Pratola Serra, in provincia di Avellino, e l'impianto di Atessa, dove vengono costruiti mezzi commerciali. Nell'intervista a RaiNews, Giuseppe Sabella, direttore di Oikonova, ha collegato questa iniziativa ai temi dell'innovazione, dei costi energetici e della competitività europea. L'esperto ha ricordato anche alcuni precedenti tecnologici, tra cui Iveco Daily nel 2008, Peugeot 3008 nel 2011, Volvo V60 nel 2012 e Renault Master nel 2014.

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