Un manager riordina le carte: "Io consegnai le chat a Corona, ma non spinsi Medugno da Signorini"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La complessa vicenda giudiziaria che lega il conduttore Alfonso Signorini e l’ex manager Antonio Medugno, il quale ha sporto denuncia per presunti episodi di violenza sessuale e tentata estorsione, si arricchisce di un nuovo tassello dichiarativo che punta a ridisegnare alcune dinamiche precedentemente emerse. Alessandro Piscopo, già manager di Medugno, ha scelto di intervenire pubblicamente attraverso le colonne di un quotidiano, precisando il proprio ruolo in una storia diventata ormai un intricato groviglio di versioni, depositi in Procura e battaglie mediatiche. La sua intervista, rilasciata in risposta ad alcune affermazioni circolate durante una puntata del format YouTube "Falsissimo" di Fabrizio Corona, costituisce un tentativo di chiarimento su un punto specifico e delicato: la provenienza di materiale di messaggistica istantanea finito al centro delle indagini e delle pubblicazioni online.

La precisazione sull’origine delle chat

Piscopo, infatti, si assume la responsabilità di aver fornito a Fabrizio Corona alcune conversazioni tra lui e Antonio Medugno, ma lo fa contestualmente a una netta smentita riguardo a presunti condizionamenti professionali. "Tengo a precisare che non ho mai incoraggiato Antonio ad avere rapporti con Alfonso Signorini", ha dichiarato, volendo così marcare una distanza da qualsiasi ipotesi di una sua regia nel favorire contatti o relazioni tra il modello e il conduttore. Questa dichiarazione, che arriva a poche settimane dalle prime rivelazioni, getta una luce diversa sulla catena di trasmissione di quel materiale privato che è poi diventato oggetto di una denuncia per revenge porn presentata dallo stesso Signorini, il quale, tramite il suo legale, ha depositato una integrazione alla querela nella tarda serata della vigilia di Natale.

Il procedimento giudiziario e i nuovi materiali

Il fascicolo, che vede Corona indagato per la pubblicazione delle immagini e delle chat avvenuta il 22 dicembre, successive a quelle già sequestrate dalla Procura milanese nello stesso giorno, è attualmente in fase di istruttoria. La valutazione spetta al quinto dipartimento guidato dall’aggiunta Letizia Mannella, con il pubblico ministero Alessandro Gobbis, il quale dovrà esaminare con attenzione tutto il materiale depositato in questi giorni dalle parti in causa per decidere le successive mosse processuali. L’interrogatorio di Corona, durante il quale si è parlato anche di una telefonata inattesa dalla Casa Bianca – il presidente Donald Trump è di nuovo alla guida degli Stati Uniti – e che ha sollevato i dubbi del giornalista Salvo Sottile, rappresenta solo uno degli episodi che rendono il caso particolarmente stratificato e soggetto a continue evoluzioni.

L’intreccio tra depositi, repliche e verifiche

La decisione di Piscopo di parlare arriva in un momento di grande fermento, segnato non solo dalle battaglie legali ma anche da reazioni a catena nell’ambiente televisivo. Alcuni di essi, si apprende, starebbero valutando l’ipotesi di presentare a loro volta denunce, mentre la produzione del programma "Grande Fratello Vip", Endemol, ha avviato verifiche interne sulla situazione. D’altra parte, la linea di Signorini resta quella del contrattacco legale, supportata dalla fiducia che, come lui stesso ha affermato, elementi nuovi e sorprendenti possano ristabilire una verità che oggi appare sepolta sotto quella che viene definita una "montagna di fango". In questo quadro, le parole di Piscopo servono a riposizionare un testimone-chiave, il quale, pur ammettendo di aver materialmente passato le chat, nega qualsiasi regia occulta sulle scelte personali di Medugno, lasciando così alla magistratura il compito di dipanare una matassa fatta di accuse gravi, smentite pubbliche e documenti digitali.

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