Scienza e dissenso: i cinque espulsi dal congresso Ada di New Orleans

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SALUTE

Redazione Salute Redazione Salute   -   Il congresso dell’American Diabetes Association, appena conclusosi a New Orleans, era stato pensato – come da tradizione per uno dei due più grandi appuntamenti mondiali dedicati alla malattia – come una vetrina per il futuro delle terapie, un cantiere a cielo aperto di studi su agonisti orali, iniettabili e soluzioni a lunga durata; e invece, proprio lì, è accaduto un episodio che ha spostato l’attenzione dalla scienza ai suoi margini politici. repubblica +3

Cinque nomi di spicco della diabetologia mondiale – tra questi Steven Kahn, che di Diabetes Care è direttore, e Desmond Schatz, ex presidente della stessa Ada – sono stati letteralmente scortati fuori dal Centro Congressi dalla polizia, chiamata a dare man forte alla sicurezza interna, mentre distribuivano copie di un editoriale pubblicato ad aprile proprio sulla rivista di punta dell’associazione. insalutenews +3

L’editoriale scomodo e il codice di condotta

Il testo che i cinque porgevano ai colleghi (ne avevano portato delle ristampe) non era un volantino anonimo, bensì un pezzo firmato che critica duramente l’amministrazione Trump per i tagli alla ricerca biomedica e, in particolare, per gli attacchi agli studi sul diabete: "Pochi tratti di penna – vi si legge – stanno rapidamente distruggendo ciò che generazioni hanno costruito". ilsole24ore +3

Secondo la versione ufficiale dell’Ada, questi ricercatori (tra cui figurano anche Aaron Kelly dell’Università del Minnesota, Justin Ryder della Northwestern e Irl Hirsch di Washington) avrebbero violato il codice di condotta del congresso, partecipando a una protesta non autorizzata; lo staff, si legge in una nota, ha chiesto loro con rispetto di smettere, loro hanno rifiutato, e così sono stati accompagnati fuori. insalutenews +3

“Ci hanno spinto, la censura è reale”

La ricostruzione dei diretti interessati, però, dipinge una scena molto diversa: Aaron Kelly ha raccontato a MedPage Today di essere stato spinto fisicamente e “colpito al petto più volte” da un agente, mentre Justin Ryder ha aggiunto che la polizia ha minacciato di accusarli di violazione di domicilio se solo avessero rimesso piede nella struttura.

"Ci hanno afferrato, spinto fuori e tolto i badge – ha dichiarato Kelly – questo è quello che accade in America. La censura è reale. L’America deve alzarsi in piedi". quotidianosanita +3

Il gesto dei cinque, in fondo, aveva qualcosa di paradossale: stavano distribuendo l’editoriale proprio fuori dalla sala dove avrebbe dovuto parlare il direttore dei National Institutes of Health (che poi ha dato forfait); un atto di dissenso, sì, ma compiuto con carta stampata, senza striscioni né urla, nel nome di un articolo uscito sul giornale ufficiale dell’associazione che li ha espulsi. repubblica +3

Il peso delle nuove terapie e il rischio dell’autocensura

La rimozione dei cinque ha inevitabilmente offuscato, in parte, i contenuti scientifici del congresso, che pure erano di notevole rilievo: l’Ada ha presentato un ventaglio di novità – dagli agonisti tripli ai farmaci mensili – capaci di cambiare l’approccio a diabete e obesità, patologie ormai considerate due facce della stessa medaglia metabolica. insalutenews +3

Eppure, l’episodio solleva un interrogativo più profondo: se un ricercatore non può più distribuire liberamente, in un congresso a cui è regolarmente iscritto, una ristampa di un editoriale apparso sulla rivista della propria società scientifica – e lo fa per denunciare tagli che rischiano di compromettere anni di studi – allora forse il confine tra sicurezza e censura si è fatto troppo labile. ilsole24ore +3

Per ora, il dibattito resta aperto; quello che è certo è che l’eco dell’accaduto, alimentata dai social, ha dato all’editoriale una visibilità che nessuna sessione plenaria avrebbe potuto garantirgli. insalutenews +3

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