Fentanyl in Italia, nessun allarme ma il crack e la cocaina restano le vere emergenze

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il furto di ottanta fiale di fentanyl dall'Ospedale Israelitico di Roma ha riportato sotto i riflettori uno degli oppioidi sintetici più potenti al mondo. La vicenda ha inevitabilmente riacceso il confronto con gli Stati Uniti, dove il fentanyl è diventato il simbolo di una crisi sanitaria senza precedenti, con oltre centomila decessi annui per overdose da droghe, in larga parte legati proprio agli oppioidi sintetici. Ma il paragone, avverte chi da decenni lavora sul campo, rischia di essere fuorviante.

Un fenomeno marginale, secondo i dati

Il fentanyl è un farmaco analgesico straordinariamente efficace, appartenente alla stessa famiglia della morfina e dell'eroina, ma infinitamente più potente. Negli Stati Uniti ha contribuito a una tragedia sanitaria senza precedenti, ma in Italia la situazione è completamente diversa. Il sistema italiano di prescrizione e controllo degli stupefacenti rende molto più difficile la nascita di un mercato illegale paragonabile a quello americano.

Secondo Massimo Barra, medico, fondatore di Villa Maraini ed ex presidente della Croce Rossa Italiana, oggi in Italia non esiste un consumo diffuso di fentanyl e questo va detto con chiarezza: se non abbiamo dati epidemiologici significativi è perché non c'è un fenomeno esteso da misurare. L'esperienza di Villa Maraini, che ogni giorno assiste circa 700 persone con problemi di dipendenza, va nella stessa direzione: in cinquant'anni ci siamo imbattuti in un solo utilizzatore di fentanyl. Se ci fosse davvero un mercato di strada, saremmo tra i primi ad accorgercene.

Anche i dati della Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze e quelli del Sistema Nazionale di Allerta Rapida confermano che gli oppioidi sintetici rappresentano ancora un fenomeno marginale nel nostro Paese. Nel 2024 hanno costituito appena l'8% delle nuove sostanze psicoattive identificate dal sistema di allerta nazionale, una quota nettamente inferiore rispetto a quella di cannabinoidi e catinoni sintetici.

Un monitoraggio attivato in Emilia-Romagna tra ottobre 2024 e gennaio 2025 ha evidenziato, su oltre 12mila screening eseguiti dalle Ausl, solo 16 soggetti positivi, pari allo 0,2%, prevalentemente maschi con un'età media di 45,2 anni e già utilizzatori di altre droghe.

Il piano nazionale contro il fentanyl, varato dal governo nel marzo 2024, ha comunque mantenuto alta l'attenzione sul tema. La parola chiave è prevenzione, con un aumento dei controlli all'interno delle strutture ospedaliere e delle farmacie per evitare che il farmaco esca dal circuito sanitario. L'antidoto, il Naloxone, è considerato una risorsa essenziale, ma è ancora più importante ricordare, soprattutto ai giovani e alle loro famiglie, che una dose di due-tre milligrammi di fentanyl è letale.

La vera mappa delle droghe in Italia

Se il fentanyl continua a monopolizzare il dibattito pubblico, la fotografia delle dipendenze nel nostro Paese racconta una realtà diversa. Oggi il mercato è trainato soprattutto da cocaina e crack, mentre gli oppioidi sintetici restano un fenomeno marginale. Il cambiamento più evidente riguarda proprio la cocaina. Nel 2024 sono stati registrati 80 decessi legati a cocaina e crack, praticamente gli stessi provocati da eroina e altri oppiacei (81): un dato che fotografa il profondo cambiamento del mercato italiano.

A confermarlo sono anche le oltre 11 tonnellate di cocaina sequestrate nell'ultimo anno, il 40% delle quali intercettate nel porto di Gioia Tauro, principale porta d'ingresso della sostanza nel Paese. Le analisi delle acque reflue confermano inoltre come la cocaina sia oggi tra le sostanze illecite più diffuse in Italia, mentre il crack continua a guadagnare terreno nelle principali piazze di spaccio.

L'eroina, però, non è affatto scomparsa. In Italia circa 90mila persone sono ancora in trattamento con il metadone, un dato che, secondo Barra, dimostra quanto sia stato prematuro archiviarla come un problema del passato. La presenza del fentanyl preoccupa anche per il suo possibile inserimento nelle rotte della 'ndrangheta.

Il procuratore facente funzioni di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, ha parlato di "un fatto molto preoccupante, un salto di qualità terrificante" in occasione di operazioni contro il narcotraffico in mano alla 'ndrangheta, dove è emersa anche una traccia di fentanyl. "Il fentanyl è tra noi – ha avvertito Lombardo – è una traccia molto preoccupante, perché senza andare troppo nei dettagli sappiamo bene quanto questo oppiaceo abbia di recente occupato spazi nell'enorme mercato delle sostanze stupefacenti, non soltanto in ambito europeo".

Un'emergenza che non c'è, ma da non sottovalutare

Il furto delle ottanta fiale di fentanyl all'Ospedale Israelitico resta un episodio grave e sarà la magistratura a chiarirne ogni aspetto. Ma, almeno per ora, i dati e l'esperienza di chi ogni giorno lavora sul campo raccontano un'Italia diversa da quella statunitense. Il fentanyl resta una sostanza da monitorare con attenzione, ma le emergenze che oggi mettono maggiormente sotto pressione i servizi per le dipendenze continuano a chiamarsi crack, cocaina, abuso di psicofarmaci e policonsumo.

Per questo, conclude Barra, la priorità non dovrebbe essere alimentare nuovi allarmismi, ma rendere sempre più semplice l'accesso ai percorsi di cura: "L'approccio corretto per lo scenario italiano deve essere quello di accogliere e festeggiare ogni singola persona con dipendenza che decide di chiedere aiuto, facendo di tutto per renderle questo percorso il più facile, dignitoso e accessibile possibile".

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