Paramount chiude l'accordo con gli Stati, via libera alla fusione con Warner Bros. Discovery
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Redazione Economia
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La strada verso il matrimonio tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery si accorcia bruscamente. L'azienda guidata da David Ellison ha raggiunto un'intesa con la California e gli altri undici Stati americani che a luglio avevano fatto causa per bloccare l'acquisizione da 110 miliardi di dollari. L'annuncio è arrivato direttamente dal procuratore generale della California, Rob Bonta, nel corso di una conferenza stampa a Los Angeles.
L'accordo rimuove quello che la stessa Paramount aveva definito il suo ultimo ostacolo sostanziale, evitando un processo antitrust che sarebbe iniziato a marzo 2027 e che avrebbe tenuto l'operazione congelata per mesi.
L'intesa raggiunta nel fine settimana prevede una serie di impegni vincolanti per la società guidata dalla famiglia Ellison, pensati per limitare il potere di mercato del nuovo gigante mediatico e per tutelare la concorrenza nel settore cinematografico e televisivo. Paramount si è impegnata a distribuire almeno 30 film all'anno nelle sale, con una penale di 30 milioni di dollari per ogni pellicola che dovesse mancare all'appello.
Il mancato rispetto di questa soglia comporterebbe anche l'obbligo di vendere la partecipazione del 49 per cento in Miramax, lo studio dietro pellicole come Pulp Fiction. Bonta ha precisato che sono stati inseriti paletti severi contro i film generati dall'intelligenza artificiale, per garantire produzioni reali e robuste che generino occupazione.
Sul fronte dell'informazione, l'accordo prevede la creazione di consigli editoriali indipendenti per CBS News e CNN, composti esclusivamente da giornalisti e con un equilibrio politico garantito. Nessun dirigente o azionista potrà farne parte. La Writers Guild of America, il sindacato degli sceneggiatori che aveva promosso una causa separata, ha confermato di aver a sua volta raggiunto un'intesa: Paramount verserà 17,5 milioni di dollari al fondo sanitario del sindacato e si impegnerà a non licenziare sceneggiatori nella redazione di CBS News per cinque anni.
La Gilda ha comunque ribadito di continuare a ritenere che la fusione «causerà danni agli sceneggiatori e all'industria nel suo complesso».
L'accordo arrivato a ridosso della scadenza del 1° ottobre scongiura una penale giornaliera di 7 milioni di dollari, la cosiddetta ticking fee, che sarebbe scattata per ogni giorno di ritardo nel completamento dell'operazione. La fusione, annunciata ufficialmente lo scorso febbraio, prevede l'acquisizione di Warner Bros. Discovery a 31 dollari per azione in contanti. L'operazione unirebbe due storici studios di Hollywood sotto un unico tetto, portando nella galassia di Paramount marchi come HBO Max, CNN e i franchise di Harry Potter e della DC Comics.
Il via libera degli azionisti di Warner Bros. Discovery era già arrivato lo scorso aprile.
Prima dell'ostacolo rappresentato dalle cause statali, la fusione aveva già superato diversi passaggi regolatori. L'amministrazione Trump aveva dato il via libera a giugno senza richiedere modifiche al modello di business, mentre l'Unione Europea aveva approvato l'operazione dopo aver ottenuto alcune concessioni.
La Federal Communications Commission aveva autorizzato la partecipazione di investitori stranieri, in larga parte fondi sovrani di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, per un totale di circa 24 miliardi di dollari, imponendo però l'assenza di diritti di voto e di qualsiasi influenza sulle decisioni editoriali. La scorsa settimana gli stessi fondi avevano ottenuto il via libera definitivo da parte dell'agenzia federale.
Nonostante l'accordo, Rob Bonta ha tenuto a precisare che la sua non è una benedizione per l'operazione: «Non penso che queste due aziende dovrebbero fondersi», ha dichiarato ai giornalisti, spiegando che l'intesa si limita a risolvere le questioni antitrust alla base del ricorso. Il sindacato degli sceneggiatori ha spiegato di aver dovuto accettare la transazione perché, in quanto organizzazione no-profit, non avrebbe potuto sostenere da sola i costi milionari di un processo senza il supporto del governo. L'accordo dovrà ora ottenere l'approvazione finale di un giudice. Il CEO di Warner Bros.
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