Cancro, cala la mortalità in Europa: per le donne il polmone non è più un nemico in ascesa
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Redazione Salute
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Le proiezioni aggiornate sulla mortalità oncologica in Europa, pubblicate come ogni anno sulla rivista *Annals of Oncology* e coordinate dall’Università Statale di Milano, disegnano un panorama in lento ma costante miglioramento, sebbene segnato da persistenti disuguaglianze tra nazioni, generi ed età. Lo studio, che gode del sostegno di Fondazione AIRC e della collaborazione degli atenei di Bologna e Parma, stima infatti per il 2026 un ulteriore decremento dei tassi di decesso per tumore sia nell’Unione Europea che nel Regno Unito, confermando una tendenza positiva che, per molti versi, costituisce un traguardo significativo della medicina moderna. I dati, elaborati con rigore scientifico, offrono uno sguardo anticipatore su un futuro in cui la patologia, pur restando una delle principali cause di morte, perde progressivamente terreno.
La svolta storica per le donne e il tumore polmonare
Il dato più rilevante, tuttavia, e che segna una vera e propria cesura storica, riguarda il carcinoma polmonare nella popolazione femminile europea. Dopo oltre venticinque anni di crescita ininterrotta, l’ascesa della mortalità per questa neoplasia, profondamente legata alle abitudini tabagiche, si è finalmente arrestata. Le previsioni per il 2026 indicano, per la prima volta, una diminuzione di circa il 5% dei decessi rispetto al triennio 2020-2022, un segnale incoraggiante che lascia intravedere l’inizio di una inversione di tendenza. Un fenomeno, questo, che alcuni Paesi hanno già sperimentato: il Regno Unito, ad esempio, fa da apripista avendo registrato il calo da diversi anni, anche se i suoi livelli di mortalità restano, per le donne, ancora superiori alla media comunitaria.
Il fumo, nodo critico irrisolto nonostante i progressi
Se da un lato i numeri confortano, dall’altro non si può ignorare come il principale fattore di rischio evitabile, il consumo di tabacco, continui a rappresentare il nodo critico più complesso da sciogliere. Il leggero calo atteso per il 2026, infatti, è il frutto ritardato dei cambiamenti nelle abitudini di vizio avvenuti decenni fa, e dimostra quanto sia lunga e tortuosa la strada tra la prevenzione primaria e i suoi effetti epidemiologici misurabili. La lotta al fumo, con tutte le sue implicazioni sociali e di marketing, rimane dunque la priorità assoluta nella strategia di contrasto ai tumori, poiché è proprio da lì che dipenderanno i trend dei prossimi decenni.
Il quadro generale tra miglioramenti e ombre persistenti
Lo studio, nel suo complesso, delinea dunque un quadro fatto di luci e ombre, dove i successi della ricerca, della diagnosi precoce e delle terapie più mirate si scontrano con l’inerzia dei comportamenti a rischio e le differenze nell’accesso alle cure. La mortalità complessiva in calo è un dato che va celebrato, ma non deve indurre ad abbassare la guardia, specialmente in quelle fasce della popolazione o in quelle aree geografiche dove i progressi stentano ad arrivare con la stessa velocità. La stabilizzazione per il tumore al polmone femminile, seppur tardiva, è un faro in questa navigazione, dimostrando che gli sforzi di sanità pubblica, quando sostenuti e coerenti, possono alla lunga modificare persino le curve statistiche più ostinate.




