La cugina di Mirko Moriconi: «Eri il mio sorriso nonostante tutto». Il maestro di canto: «Lo convinsi a fare coming out»
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Redazione Interno
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«Siamo cresciuti insieme, abbiamo ricordi indimenticabili. Eri il mio sorriso nonostante tutto». Con queste parole, accompagnate dalla musica dei Negramaro, Natascia, la cugina di Mirko Moriconi, ha scelto di ricordare il 24enne ucciso mercoledì scorso a fucilate dal padre Piero nella frazione di Pieve di Camaiore, insieme alla madre Kety Andreoni, di 52 anni.
Un video pubblicato sui social, diventato un piccolo e doloroso memoriale, che ritrae i momenti felici trascorsi tra i due cugini, un legame che Mirko stesso aveva definito più volte come un rifugio in una situazione familiare sempre più complessa e opprimente. La ragazza, con un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni, ha voluto idealmente ricongiungere il cugino alla zia: «Brilla più che puoi con mamma. Io vi avrò sempre nel cuore, non rimpiangerò mai nessun nostro momento».
Sullo sfondo di questo affetto privato, però, continuano a emergere i contorni di un dramma che ha radici profonde, e che la magistratura sta cercando di ricostruire con l'ausilio di testimonianze e indagini tecniche, mentre gli sviluppi giudiziari si susseguono rapidamente.
Il dolore di una cugina e le parole del passato
Il legame tra Natascia e Mirko, come emerge da alcuni scatti condivisi in precedenza dallo stesso ragazzo, era fatto anche di complicità e di sfide. Mirko stesso, in un post, aveva scritto di essere costretto a vedere la cugina di nascosto «perché i parenti non vogliono», e in un altro commento, i due avevano ribadito: «Ci hanno diviso perché io gay, ma noi siamo andati contro tutti e siamo ancora qua».
Queste poche, struggenti parole, offrono uno spaccato della solitudine e del rifiuto che il giovane avrebbe vissuto all'interno del proprio nucleo familiare allargato, un isolamento che avrebbe trovato, forse, solo nella madre e nella cugina un argine alla discriminazione.
La testimonianza di Natascia, seppur postata in un momento di lutto e di commozione, finisce così per corroborare le dichiarazioni del maestro di canto di Mirko, Diego Mecchi, il quale ha riferito di aver convinto il ragazzo a fare coming out anni fa e di essere a conoscenza delle frasi omofobe che il padre gli avrebbe rivolto, spingendolo a cercare un appiglio nella musica e nei pochi affetti rimasti.
La versione del padre e la contestazione della premeditazione
Mentre i ricordi dei cari si mescolano alle lacrime, la macchina della giustizia procede spedita. Il gip del Tribunale di Lucca ha convalidato il fermo di Piero Moriconi, il 63enne muratore accusato del duplice omicidio, disponendo la custodia cautelare in carcere. L'accusa, sostenuta dal pm Elena Leone, è di duplice omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal vincolo di parentela.
L'udienza di convalida si è tenuta venerdì 26 giugno e, secondo quanto riportato, Moriconi si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere, assistito dall'avvocato Giacomo Fabbri. La contestazione della premeditazione si basa su una dichiarazione che lo stesso Moriconi avrebbe reso ai carabinieri subito dopo l'arresto, quando avrebbe confessato di aver pensato di uccidere moglie e figlio circa venti giorni prima del fatto.
La dinamica, peraltro, è apparsa sin da subito particolarmente brutale: secondo le prime ricostruzioni investigative, l'uomo avrebbe esploso cinque colpi di fucile, per poi ricaricare l'arma e tornare a sparare sulle vittime, quasi a suggellare un proposito omicida lucido e determinato. Il legale del 63enne, tuttavia, ha avanzato la tesi di un gesto estemporaneo, spiegando di aver trovato il proprio assistito «molto confuso» e ipotizzando una sindrome ansioso-depressiva che avrebbe potuto compromettere la capacità di intendere e di volere al momento del fatto.
Un movente che divide: il rifiuto dell'omosessualità
Uno degli aspetti centrali dell'inchiesta, che ha acceso un dibattito anche sull'opportunità di introdurre l'aggravante dell'omofobia nel nostro ordinamento, rimane il movente. Le parole del padre, riportate dalla stampa, sembrerebbero puntare inizialmente su un quadro familiare disastrato a causa dell'abuso di sostanze stupefacenti da parte del figlio.
Moriconi, nel corso dell'interrogatorio di garanzia, avrebbe lamentato i continui litigi dovuti alle richieste di denaro da parte di Mirko e al fatto che il ragazzo, senza patente, lo costringesse ad accompagnarlo a comprare la droga. Tuttavia, a questa versione si contrappone con forza il racconto del maestro di canto Diego Mecchi, che ha categoricamente smentito l'ipotesi della tossicodipendenza, parlando invece di un ragazzo che aveva trovato nella musica la sua ragione di vita.
Mecchi, in particolare, ha ricordato che Mirko lo chiamò piangendo quando il padre, in un impeto d'ira, gli disse parole terribili: «meglio un figlio morto che gay», sebbene l'insegnante abbia specificato che l'insulto pronunciato dal genitore fosse ancora più pesante e volgare. A confermare la centralità del conflitto legato all'orientamento sessuale, arriva anche il ricordo del giovane stesso, che in un post su TikTok del 2022 scrisse: «Brutto pensare che un padre ti preferisca morto piuttosto che gay».
Sebbene l'inchiesta debba ancora chiarire il peso specifico di queste dichiarazioni, l'ipotesi dell'omicidio come atto estremo di un rigetto omofobo sembra delinearsi sempre più nitidamente, tanto che la procura di Lucca ha già liberato le salme delle due vittime, i cui funerali sono stati fissati per lunedì 29 giugno nella chiesa di Pieve di Camaiore, a pochi passi dalla casa dove si è consumata la tragedia.




