La notte in cui l’Ucraina ha portato la guerra nel cuore della Russia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non si è trattato, neanche per idea, di un banale scambio di colpi o dell’ennesimo episodio di logoramento tattico. Quando nella notte tra sabato e domenica le forze di Kiev hanno lanciato la loro offensiva aerea, qualcosa è cambiato sul campo: non solo per la mole dei mezzi impiegati, ma per la natura stessa degli obiettivi. ilgiornale +3

Mosca, da parte sua, aveva appena concluso una delle sue incursioni più massicce degli ultimi mesi, riversando contro il territorio ucraino oltre duecento droni d’attacco e droni-esca – una pioggia di Shahed, Gerbera e Italmas che le difese aeree di Kiev, seppur messe a dura prova, sono riuscite a neutralizzare in 212 casi su base preliminare, anche se quattordici di quei velivoli sono ugualmente riusciti a colpire undici diverse località. euronews +3

Un bilancio, questo, che dimostra la persistente vulnerabilità di un Paese, l’Ucraina, il cui presidente ha ribadito l’urgenza di ricevere maggiori capacità di difesa aerea dai partner occidentali, sottolineando che la minaccia di un attacco russo su larga scala rimane tutt’altro che scongiurata. rainews +3

L’attacco simultaneo alle infrastrutture energetiche

Ma è la replica ucraina, arrivata a poche ore di distanza, a costituire il vero spartiacque di questa escalation. Non più solo colpi di frusta contro le linee di rifornimento nei territori occupati, bensì una serie di operazioni condotte in simultanea su obiettivi posizionati in profondità nel territorio della Federazione Russa. ilmessaggero +3

Le forze di difesa di Kiev hanno confermato di aver preso di mira la raffineria di petrolio di Saratov, un impianto strategico situato nel cuore della regione del Volga, la cui capacità annua di raffinazione raggiunge i sette milioni di tonnellate di greggio; le immagini diffuse dalle autorità locali mostrano un impressionante pennacchio di fumo nero elevarsi sopra la struttura, la quale, come specificato dallo stato maggiore, rifornisce di carburante le regioni limitrofe e contribuisce al supporto logistico delle forze armate russe. euronews +3

In questo contesto, non si è trattato di un singolo attacco, ma di una vera e propria azione coordinata: un deposito di carburante nell’insediamento di Matveyev Kurgan, nella regione di Rostov, è stato colpito con tale violenza da costringere le autorità locali a dichiarare lo stato di emergenza, mentre un incendio si propagava su una superficie di circa 3.600 metri quadrati. gazzettadiparma +3

L’attacco all’oleodotto come atto politico oltre che militare

C’è un ulteriore elemento, contenuto nel comunicato ufficiale di Kiev, che trasforma questa offensiva in un unicum rispetto ai raid precedenti.

Oltre alle strutture di stoccaggio e raffinazione, i droni ucraini hanno centrato la stazione lineare di produzione e distribuzione "Lazarevo" nella regione di Kirov, un nodo fondamentale dell’oleodotto principale Surgut-Gorky-Polotsk, utilizzato per pompaggio di greggio verso occidente. gazzettadiparma +3

Colpire un oleodotto, e non solo i depositi finali, significa interferire con il flusso stesso della materia prima, un’interruzione che avrà ripercussioni a catena sul sistema energetico russo.

I governatori locali, pur confermando i danni a "impianti" e infrastrutture civili, hanno evitato commenti specifici, limitandosi a rassicurare la popolazione sull’assenza di vittime e cercando in qualche modo di minimizzare l’accaduto, ma l’evidenza delle immagini e la precisione delle traiettorie raccontano una storia diversa. euronews +3

Se fino a pochi mesi fa Mosca poteva considerare il proprio entroterra territoriale un rifugio sicuro, la notte del 31 maggio ha infranto questa illusione. rainews +3

La dottrina della "guerra saturazione" e la risposta aerea

L’operazione notturna, dunque, non può essere liquidata come un semplice raid dimostrativo. La scelta simultanea di obiettivi logistici (Saratov), di stoccaggio (Rostov) e di distribuzione (Kirov) rivela una strategia matura, volta a saturare le capacità difensive dell’aviazione russa e a testare la tenuta delle loro contromisure elettroniche.

È una lezione imparata sul campo da Kiev, dopo anni di bombardamenti sulle proprie reti energetiche: colpire la raffineria è utile, ma paralizzare l’oleodotto che la alimenta è molto più efficace. rainews +3

Il presidente Zelensky, mentre le fiamme divampavano sul suolo nemico, ha ribadito con forza ai rappresentanti della comunità internazionale la necessità di rafforzare gli scudi antiaerei dell’Ucraina, un paradosso apparente – visto che era Kiev a colpire – ma che rivela la consapevolezza che, senza una difesa adeguata da F-16 e sistemi Patriot, queste incursioni offensive rimarranno episodi isolati, non trasformabili in una capacità strutturale di negazione dell’aria.

La deterrenza, ora, passa anche dalla capacità dimostrata di raggiungere il Volga. rainews +3

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