La nuova ceo di Xbox, Asha Sharma, tra tagli e un “reset” necessario per sopravvivere
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Redazione Scienza e Tecnologia
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È un momento di resa dei conti quella che sta attraversando la divisione gaming di Microsoft, un periodo che la nuova amministratrice delegata, Asha Sharma, ha scelto di definire senza troppi giri di parole come un “reset”.
A poco più di cento giorni dalla sua nomina – avvenuta a febbraio dopo l’uscita di scena del veterano Phil Spencer – Sharma ha messo nero su bianco, in un memorandum interno poi reso pubblico, lo stato di salute di Xbox.
E il quadro, a dispetto della potenza economica del gruppo di Redmond, appare ben più fragile di quanto molti analisti potessero immaginare: i ricavi core sono in calo da anni, i costi dell’hardware sono schizzati alle stelle per via di una crisi nei componenti, e il margine di profitto si è contratto fino a un esiguo tre per cento.
Un documento, questo, che funge da diagnosi spietata per un gigante che arranca.
I numeri della crisi e la “component crisis”
Nel dettaglio, la stessa Sharma ha rivelato come, escludendo la mastodontica acquisizione di Activision Blizzard King, negli ultimi cinque anni siano stati investiti oltre venti miliardi di dollari in contenuti, piattaforma e sussidi per l’hardware.
Un capitale enorme che, paradossalmente, ha accompagnato un calo dei ricavi annuali pari a quasi mezzo miliardo di dollari.
A complicare ulteriormente le cose, si aggiunge quella che i vertici chiamano ormai “component crisis”: il costo della memoria e degli storage è destinato a quintuplicarsi entro le festività del 2027 rispetto ai prezzi di appena due anni fa, rendendo insostenibile il modello economico delle console tradizionali.
La conseguenza, come scritto nel memo, è che al momento l’azienda non è nemmeno in grado di produrre un numero di macchine sufficiente a soddisfare la domanda, un paradosso che costringe a ripensare da zero le partnership industriali e il business model per la prossima generazione, nome in codice Helix.
Il conto salato dei licenziamenti in arrivo
A fronte di queste premesse, la manovra correttiva non poteva che essere dolorosa. Secondo quanto riportato dal giornalista di Bloomberg Jason Schreier – fonte sempre attenta alle dinamiche interne del settore – Xbox si starebbe preparando a una nuova, significativa ondata di licenziamenti.
I tagli, che secondo alcune indiscrezioni potrebbero aggirarsi intorno al migliaio di unità, dovrebbero scattare subito dopo la chiusura dell’anno fiscale, fissata per il 30 giugno.
Non si tratterebbe solo di una riduzione del personale, ma di una vera e propria ristrutturazione trasversale: voci di corridoio parlano di pesanti riduzioni dei budget destinati al marketing e, nei casi più estremi, persino della chiusura di uno studio interno. Una scelta, quella di Sharma, che nel messaggio ai dipendenti ha definito inevitabile, scrivendo chiaramente che “questo non può continuare”.
Ritorno alle esclusive e nuovi modelli di business
In mezzo a questi tagli e alla crisi dell’hardware, la strategia di prodotto sembra però invertire la rotta rispetto al passato recente. Se Phil Spencer aveva spinto per l’abbattimento delle barriere e il multi-piattaforma, Sharma sembra voler riscoprire il valore delle esclusive.
Lo dimostra la decisione – confermata durante il recente Xbox Games Showcase – di blindare titoli come “Gears of War: E-Day” e “Clockwork Revolution” solo per l’ecosistema Xbox, abbandonando l’idea di un lancio simultaneo su PlayStation.
Un’intervista rilasciata a Fortune chiarisce il pensiero della CEO: la divisione non è in salute, e per questo ci si concentra su “una o due esclusive di punta”, con l’obiettivo di fare di più solo quando i conti torneranno a essere floridi.
Sul fronte dei costi, infine, Sharma anticipa l’arrivo di “modelli di business radicalmente diversi” entro l’anno, un’ammissione che lascia intendere come il futuro del gaming su Xbox potrebbe non passare più esclusivamente per la vendita di una scatola sotto la televisione.




